L’ex deputato regionale, esponente di Grande Sicilia, denuncia i limiti di una legge che considera priva di qualsiasi logica istituzionale
«La legge è inadeguata e lo penso da quando ero all’Ars. Ma è stato anche un errore politico bocciare il bilancio. Il sindaco Gianni, però, non manca di esperienza, capacità e saggezza». A denunciare i limiti di una legge “che non ha mai avuto un relatore” è l’ex deputato regionale Enzo Vinciullo, esponente di Grande Sicilia, che lancia una riflessione sulla norma che prevede lo scioglimento dei consigli comunali a seguito della bocciatura dei bilanci di previsione, mantenendo in carica il sindaco. Quello che sta accadendo a Priolo – pochi giorni fa i consiglieri di maggioranza hanno bocciato il documento contabile e la conseguenza prevista dalla legge sarà lo scioglimento dell’assise cittadina – ed è successo prima ancora a Siracusa.
Una norma nata storta
Tutto inizia nel 2016: Vinciullo era parlamentare regionale e l’Assemblea regionale siciliana recepì una disposizione nazionale che stabiliva un principio semplice quanto equilibrato: sindaco e Consiglio Comunale cadono insieme. Se il bilancio non viene approvato, vanno a casa entrambi. Un meccanismo che responsabilizza tutti gli attori in campo e scoraggia i calcoli di convenienza.
«Era la cosa più logica che si potesse pensare – dice Vinciullo – Il Consiglio sapeva che bocciando il bilancio andava a casa insieme al sindaco. Il sindaco sapeva che senza l’approvazione del Consiglio cadeva anche lui. Era un principio pacifico».
Quel recepimento suscitò diverse reazioni e nel 2017 ci fu una pressione affinché fosse presentato un emendamento che modificava la norma, sostituendo il principio della simultanea decadenza di sindaco e consiglieri con quello attuale, che consente al sindaco di restare in carica anche dopo lo scioglimento del consiglio.
Il relatore che non c’è
Vinciullo racconta che si oppose con fermezza. Si rifiutò di assumere il ruolo di relatore su quell’emendamento. «Nessuno ha avuto il coraggio di farla propria – ricorda l’esponente di Grande Sicilia – Io mi sono rifiutato. L’hanno approvata i deputati che hanno ceduto alle pressioni dei sindaci». La norma, a suo giudizio, è costruita su una contraddizione insanabile: il Consiglio Comunale che boccia il bilancio si autocondanna, mentre il sindaco che quel bilancio lo ha proposto sopravvive.
Prima Siracusa ed ora Priolo
Il caso più clamoroso di applicazione di questa norma fu quello di Siracusa, dove la bocciatura del bilancio previsionale del 2018 portò allo scioglimento del Consiglio Comunale. A Priolo la scorsa settimana 8 consiglieri di maggioranza hanno bocciato il bilancio e non sono bastati gli 8 voti favorevoli dell’opposizione per approvarlo. Una manovra chiara che sfrutta la possibilità concessa dalla legge, per raggiungere un obiettivo politico. Infatti, al di là dell’aspetto tecnico, è la valutazione politica quella che Vinciullo vuole mettere a fuoco. «Governare senza consiglio comunale è più semplice – ammette Vinciullo – ma è oggettivamente un errore politico. L’opposizione consiliare non è un ostacolo ma una risorsa, perché aiuta a governare e a evitare errori».
L’appello al sindaco Gianni
Vinciullo, comunque, intende lanciarlo un appello al sindaco, Pippo Gianni, «uomo di esperienza, saggezza e capacità – ha sottolineato l’ex deputato regionale – sono certo che saprà trovare un metodo di controllo democratico della sua attività amministrativa, coinvolgendo anche i consiglieri dell’ex opposizione».
La legge va cambiata
Il messaggio finale è però di natura istituzionale.«Bisogna trovare una soluzione che duri nel tempo – è la soluzione prospettata da Vinciullo – serve una norma stabile, che tuteli tutti: sindaco, consiglieri e forze politiche».









