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SIAM sfida l’ATI sul valore degli impianti: scontro alla vigilia del passaggio ad Aretusacque

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L’ATI quantifica in negativo il “valore residuo” del gestore uscente, azzerando di fatto la pretesa da 21 milioni di euro di SIAM. Il sindaco Italia autorizza la costituzione in giudizio del Comune al TAR Catania

Alla vigilia del passaggio del servizio idrico integrato provinciale al nuovo gestore unico d’ambito, Aretusacque S.p.A., esplode lo scontro tra l’Assemblea Territoriale Idrica di Siracusa e l’attuale gestore nel capoluogo, SIAM S.p.A., sul valore economico da riconoscere al concessionario uscente per impianti e conguagli tariffari maturati in oltre dieci anni di gestione.

Al centro del contenzioso c’è il cosiddetto “valore residuo regolatorio”, che l’ATI – sulla base di una corposa relazione tecnica firmata dal consulente Enrico Passerini – ha quantificato in maniera provvisoria addirittura come importo negativo: meno 210.053 euro, frutto di cespiti con valore residuo al 31 dicembre 2024 pari a -1.210.220 euro e conguagli tariffari 2016‑2023 in favore di SIAM per 1.000.167 euro. Una cifra lontanissima dalla richiesta avanzata dalla società, che aveva stimato in circa 21 milioni di euro il valore da liquidare alla fine del rapporto concessorio.

L’istruttoria ATI: “doppi conteggi e conguagli sovrastimati”

Secondo quanto ricostruito nella relazione istruttoria allegata alla delibera commissariale n. 4 del 13 dicembre 2025, l’ATI Siracusa ha ricalcolato il valore di subentro applicando i criteri ARERA e gli strumenti ufficiali dei metodi tariffari MTI-2, MTI-3 e MTI-4, lavorando sui dati contabili messi a disposizione dal gestore e integrati in un lungo confronto tecnico avviato nell’estate 2025.

L’analisi mette in rilievo alcune criticità nella proposta presentata da SIAM, a partire dalla “mancata stratificazione” dei contributi di allacciamento pagati dagli utenti nella componente a fondo perduto (CFP) della RAB regolatoria e, soprattutto, da una presunta duplicazione di costi nella voce dei costi operativi endogeni. Tra le voci finite nel mirino figurano:

  • perdite su crediti per morosità, che secondo l’ATI dovrebbero trovare copertura in una specifica componente tariffaria separata (COmor) e non essere conteggiate due volte;

  • costi riaddebitati direttamente agli utenti (come stampa e spedizione delle bollette e altre spese di recupero crediti), già coperti dagli importi fatturati in bolletta;​

  • la valorizzazione di mutui dei Comuni non dovuti al gestore;​

  • una sovrastima complessiva dei conguagli richiesti sui ricavi fatturati a utenti finali e all’ingrosso.

Per la parte tariffaria, la relazione evidenzia che la metodologia usata da SIAM avrebbe generato nel tempo costi operativi tariffari eccedenti per oltre 15 milioni di euro, derivanti da un utilizzo del consuntivo 2015 che, a giudizio di ATI, inglobava poste non ammissibili secondo la regolazione ARERA. Di conseguenza, a fronte di un totale di conguagli chiesto da SIAM pari a 17,9 milioni di euro, il ricalcolo dell’Ente d’Ambito ferma la cifra a poco più di 1 milione di euro.

Il nodo del “valore residuo” e il passaggio ad Aretusacque

La delibera commissariale sottolinea come la richiesta di SIAM – circa 21 milioni di euro per immobilizzazioni e conguagli non ancora recuperati – fosse in netto contrasto con le stime contenute nel Piano economico‑finanziario di gara per il nuovo gestore, che ipotizzava un valore residuo intorno a 2,26 milioni. Di fronte a questo scarto, l’ATI ha affidato al consulente Passerini la ricostruzione analitica del libro cespiti, dei fondi ammortamento e dei contributi pubblici e privati, oltre che il ricalcolo dei conguagli 2016‑2023.

L’esito, definito “regolatorio” e “provvisorio”, è un valore residuo complessivo negativo: le immobilizzazioni riconosciute al 31 dicembre 2024 producono un saldo inferiore ai contributi a fondo perduto e alle quote di ammortamento, mentre i conguagli tariffari a favore del gestore sono limitati al milione di euro già indicato. La delibera precisa che tale quadro potrà essere aggiornato in sede di predisposizione tariffaria 2026‑2027, tenendo conto degli investimenti, dei contributi e dei conguagli che matureranno nel 2025 e fino al subentro effettivo di Aretusacque.

Il provvedimento dell’ATI, firmato dal Commissario straordinario Rosaria Barresi, diventa così atto presupposto per la stipula della convenzione con il nuovo gestore unico e per la definizione dei rapporti patrimoniali con SIAM, ma al tempo stesso apre un fronte giudiziario destinato a pesare sulla fase di transizione.​

SIAM ricorre al TAR, il sindaco Italia sceglie la linea dura

La società ha impugnato la delibera ATI n. 4/2025 davanti al TAR Catania, chiedendone l’annullamento insieme agli atti presupposti che hanno portato alla determinazione del valore residuo negativo. Nella determina sindacale n. 96 del 23 febbraio 2026, il Comune di Siracusa dà atto del ricorso e prende ufficialmente posizione, decidendo di stare in giudizio al fianco dell’ATI.

Dopo le valutazioni tecnico‑amministrative del Settore Sviluppo sostenibile – che ha ritenuto “sussistere le condizioni” per la costituzione in giudizio del Comune – il sindaco Francesco Italia ha espresso un chiaro atto di indirizzo:

  • autorizzare la costituzione del Comune nel giudizio promosso da SIAM dinanzi al TAR Catania;

  • autorizzare il dirigente dell’Avvocatura alla nomina del difensore di fiducia, interno o esterno;

  • ribadire l’assenza di conflitti di interesse nella decisione assunta.​

La scelta del primo cittadino segna una netta linea di continuità con l’impostazione dell’ATI: Palazzo Vermexio non solo non si smarca, ma decide di sostenere in sede giudiziaria la bontà tecnica dell’istruttoria e la legittimità della delibera che ha respinto la pretesa economica di SIAM.

Un contenzioso che pesa sulle bollette dei siracusani

Al di là del confronto sui numeri, la partita sul valore di subentro ha un riflesso diretto sui cittadini. L’ATI, nella relazione tecnica, richiama infatti l’obiettivo di evitare doppi riconoscimenti di costi e “margini impropri” che si tradurrebbero in un aggravio delle tariffe a carico degli utenti nel nuovo periodo regolatorio.

Secondo l’Ente d’Ambito, riconoscere integralmente a SIAM i 17,9 milioni di conguagli richiesti – e più in generale il valore di subentro chiesto di circa 21 milioni – significherebbe scaricare su Aretusacque e, di riflesso, sulle bollette di famiglie e imprese siracusane, costi che non troverebbero fondamento né nei criteri ARERA né nei risultati di bilancio conseguiti dalla società negli anni di gestione.

Ora, però, la parola passa ai giudici amministrativi.

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