“Chi voleva conoscere Siracusa andava al mercato. Ora è più turistico, ma conserviamo la memoria per il futuro“
“C’era una volta la strada da verdura!” Con queste parole Claudio Romano evoca i ricordi di un mercato di Ortigia che non c’è più, quello autentico dove si poteva respirare la vera anima popolare della città.
Il mercato come specchio del popolo
“Questo rappresenta il vecchio mercato. Ora non è che non sia bello e colorato, però c’è più street food e più turistico”, spiega Romano. “Ma è il vero mercato dove c’erano… chi veniva a Siracusa voleva sapere come il popolo, cioè i comportamenti del popolo, chi era il popolo, andava al mercato perché dove ognuno comprava le cose”.
I mestieri di strada
Romano ricorda con nostalgia i personaggi che animavano le strade: “Poi c’era lo stagnino che passava: ‘Mi giro le cottiglie e le vanette, io stagno tutte le patate’. C’era lo ‘consalemme’, lo ‘consapiatte’, perché i piatti si ‘consano’, no? Quindi, che dire? Qua ce l’aveva rotto, qua ce l’aveva sfasciato, è arrivato il ‘consalemme’, se lo vuole è ‘consato’. ‘Non mi chiamano, non mi sento, se non mi chiamate non vi ‘consano’ niente'”.
Un teatro di voci e colori
“Io ho patate e marchia a cavallo, ognuno. Ognuno sulle ‘dupe congaine’. Insomma, ognuno bagnava la sua… È arrivato l’arricchirista, tutte le figlie mi perdono la vista. L’uriste, lo dottore e magari la farmacista”.
Romano dipinge un quadro vivace di un mercato che era un vero spettacolo: “Era bellissimo, era proprio un gioco di colori e di voci. Quindi bello, bello, bello”.
La memoria da preservare
“Ora è un po’ un ricordo, però lo dobbiamo portare vivo per dopo”, conclude Romano, sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria di quell’universo popolare che caratterizzava l’Ortigia di un tempo.
Un’Ortigia più autentica, dove il mercato era il cuore pulsante della vita sociale, luogo di incontro e di scambio non solo commerciale ma anche culturale e umano.






