Dalla capitale alla Sicilia, fioriscono le frodi tra l’allungamento con acqua per gonfiare i margini e la carente manutenzione delle cisterne
Un sobbalzo improvviso del motore, il quadro strumenti che si illumina e l’auto che si spegne definitivamente a poche centinaia di metri dal piazzale del distributore. È l’incubo di migliaia di automobilisti italiani, vittime di un fenomeno in preoccupante ascesa: la somministrazione di carburante contaminato o adulterato. Se nelle officine di Roma e del Lazio si registra un incremento fino al 30% degli interventi per danni causati da acqua e morchie nei serbatoi, è in Sicilia che gli accertamenti della Guardia di Finanza rivelano una rete complessa di irregolarità chimiche, fiscali e logistiche.
L’Isola si conferma un crocevia particolarmente critico per la circolazione di partite di carburante non a norma. Gli interventi più rilevanti condotti dalle Fiamme Gialle nel corso dei primi mesi del 2026 ne disegnano il perimetro:
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Paternò (Catania): Il 24 febbraio 2026, dopo una raffica di denunce da parte di automobilisti rimasti in panne, la Guardia di Finanza e i Carabinieri hanno posto sotto sequestro un impianto con 8.000 litri di gasolio, le cui analisi di laboratorio hanno certificato una massiccia e volontaria presenza di acqua.
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Licata (Agrigento): Il 18 marzo 2026, il sequestro ha riguardato 9.000 litri di diesel. In questo caso il carburante è risultato adulterato chimicamente: per estendere i volumi e abbattere i costi, il punto di infiammabilità era stato alterato miscelandolo con sostanze estranee.
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Trapani: I controlli a tappeto sulla trasparenza dei prezzi hanno evidenziato che il 50% degli impianti verificati ometteva di comunicare le tariffe all’Osservaprezzi del Mimit, segnale di opacità gestionale ed economica.
Il fenomeno presenta ramificazioni sull’intero territorio nazionale: sequestri di decine di migliaia di litri di prodotto adulterato con acqua o sostanze denaturanti illecite si sono registrati anche a Frosinone (11.000 litri), Tarantino (30.000 litri), Civitavecchia (31.000 litri) e Siena (105.000 litri).
Nonostante i frequenti casi di cronaca, i dati generali invitano alla prudenza. La relazione dell’ISPRA sulla qualità dei combustibili (relativa al 2024) rileva una non conformità su scala nazionale limitata a soli 6 campioni di benzina e 0 di diesel. Allo stesso modo, i laboratori dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), su oltre 35.000 test annui, hanno riscontrato anomalie in soli 5 campioni totali.
I dati indicano dunque che la filiera ufficiale resta complessivamente solida, ma confermano l’esistenza di sacche di illegalità e frode locale capaci di colpire interi bacini di automobilisti e causare ingenti danni economici ai proprietari delle vetture. Per tutelarsi, le forze dell’ordine e l’Eni (che il 15 luglio 2026 ha siglato un protocollo di sicurezza con il Ministero dell’Interno) raccomandano di conservare sempre la ricevuta di pagamento del rifornimento, fondamentale per attivare le contestazioni legali in caso di avaria.







