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“Il lunario dei giorni insonni” di Elvira Seminara, lo sguardo visionario sul nostro tempo

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“Il lunario dei giorni insonni” di Elvira Seminara – Einaudi editore – presentato in collaborazione con la Casa del libro “Rosario Mascali” nella biblioteca “Elio Vittorini”, è un romanzo che, pervaso da una profonda spiritualità, racconta la sostanza del nostro tempo

Dinanzi a un folto uditorio, a intrattenersi con la scrittrice è stata la critica letteraria Daniela Sessa, la quale ha innanzitutto sottolineato come il romanzo, strutturato alla stregua di un almanacco che si sfogli a partire dal 16 settembre, dopo un andamento regolare, si inceppi nello stesso mese. La protagonista Iris, nome frequente nei romanzi di Elvira Seminara, scegliendo di vivere il tempo della veglia rovesciato, scopre nella notte un mondo parallelo. “I personaggi che lei incontra nelle ore notturne – ha detto Daniela Sessa – costituiscono una proiezione della sua immaginazione, del suo cuore. Nasce il sospetto che siano spettrali, che nascano da un mondo buio, destinato a divenire sotterraneo”.

Iris, che tiene corsi online per chef e imprenditori e che comunque si nutre di letteratura, vive col suo amico Jacopo, di professione architetto. La stessa Iris, che quando assapora la felicità muta il nome in Ariel, ricorre poi a un lavoro di schematizzazione per governare il caos del presente; l’acufene che l’assilla e che tenta di coprire con la musica assurge a metafora del grido dell’universo di cui l’uomo sta facendo scempio.

Nel romanzo, in cui aleggia la poetica di Vincenzo Consolo, Alert, sogno proibito di Iris, diviene il prototipo di società organizzata, dove la temperatura più calda, che si registra nel mese di luglio, si attesta intorno a -6 gradi. Nella trama, comunque, affiora anche un altro luogo, un residence denominato “Ignoti” e in cui echeggia l’“Ignoto marinaio” ritratto da Antonello da Messina.

Rispondendo alla domanda di Daniela Sessa, Elvira Seminara ha specificato che al compianto Franco Battiato, a cui la stessa ha dedicato un libro, non sarebbe piaciuto viverci perché “aveva un suo pudore, preferiva contemplare a distanza i luoghi, anziché viverli”. A proiettarci tra le pagine del lirico, grottesco e surreale romanzo ci ha pensato anche la giovane lettrice Margherita Vatti, con le sue emozionanti interpretazioni: “E io piangevo di ebbrezza e caos. Piangevo il mondo che andava pianto. Era casa, era tardissimo e c’era tutto il tempo”.

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