Nel saggio “Origine e natura del conflitto” edito da Apalos, Fai, partendo dall’assunto della necessità del conflitto, traccia un lungo excursus teologico-politico che dalla “Genesi” giunge ai nostri giorni con una mutata fisionomia
Durante la presentazione del volume, svoltasi presso la “Casa del libro” (di Marilia Di Giovanni), Roberto Fai, rispondendo alle domande di Stefano Piazzese, ha specificato, innanzitutto, come la nascita delle religioni monoteiste, cioè cristianesimo, ebraismo (l’unica religione eletta) e islamismo, sia stata consequenziale a fatti violenti. A tal proposito, ha rievocato la contesa tra i gemelli Giacobbe e Esaù che, riportata in uno dei libri del Vecchio Testamento, la “Genesi”, è basata sostanzialmente: sulla vendita – in cambio di un piatto di lenticchie – della primogenitura a Giacobbe da parte di Esaù; sull’inganno di Giacobbe che chiede al padre cieco la benedizione di primogenitura destinata ad Esaù.
Per sottrarsi all’ira di Esaù, Giacobbe fugge, ma, a distanza di anni, ritorna nella sua terra, e prima di incontrare il fratello, con cui comunque si rappacificherà, prega e lotta con un angelo che lo benedice e gli cambia il nome in Israele (Giacobbe, dunque, è il fondatore dell’omonimo Stato). Roberto Fai, poi, facendo riferimento ad Eraclito, ha sottolineato come per lo stesso il conflitto sia una sorta di Zeus originario che ha il compito di risolvere. Nel caso in cui al centro del conflitto vi sia il logos, ossia la prima forma di comunicazione umana, l’autore – già docente e fondatore del Collegio Siciliano di Filosofia, rievocando Aristotele e Platone – ha specificato come il conflitto sia conciliabile.
Se invece si dovesse superare la misura, interviene Pòlemos (nella mitologia è il demone della guerra; nella filosofia, specialmente con Eraclito, è il principio fondamentale del conflitto e dell’opposizione che dà forma al cosmo e alle cose) che genera gli scontri sulla base del rispetto di un Nomos (legge, legge naturale, ordine spaziale che ha caratterizzato le relazioni internazionali europee, con la terra come elemento centrale). E a proposito di Nomos dell’Europa moderna, nato da una rivoluzione spaziale planetaria, Fai ha citato Carl Schmitt che nel suo saggio “Terra e mare”, rilegge la storia del mondo nella prospettiva di una opposizione fondamentale, quella tra terra e mare. Il grande giurista ha inteso mostrare come la terra e il mare nella loro polarità siano le componenti di uno dei segreti motori della storia. Infine, facendo riferimento alle potenze imperiali e alla guerra in atto tra Ucraina e Russia, ha parlato della circolarità del rapporto tra guerra e politica, in quanto la guerra (i Greci inventarono le Olimpiadi come simulazione del conflitto) è la continuazione della politica con l’utilizzo però di altri mezzi.




