Presso l’Urban Center, la serata celebrativa del talento poliedrico di Aurelio Caliri, articolatasi, soprattutto, sulle sue variegate composizioni musicali, è divenuta antologia lirica e canto dell’anima
A condurre l’iniziativa, durante cui le proiezioni hanno fatto da sfondo alle musiche dell’artista siracusano – colonne sonore di film, videoclip, documentari, per la regia, tra gli altri, di Pupi Avati, Aurelio Grimaldi e Roberto Luis Garay – è stato il già docente di Storia dell’arte Umberto Garro.
Un avvincente mosaico sonoro, con le cui “tessere” – Torna da me, Canto alla bellezza, Prendi un treno, Concerto per Palermo, Valzer della solitudine – Aurelio Caliri (al pianoforte e alla fisarmonica) ha tratteggiato la propria esistenza, scolpito il destino. Le sue incursioni artistiche nella poesia e nel disegno, poi, furono apprezzate anche da Alda Merini e da Salvatore Fiume con cui strinse sodalizi.
Una versatilità artistica che – come ha specificato lo stesso autore, intervistato da Umberto Garro – mira a ritrovare se stesso, tramite uno scavo nel passato. La sua arte, dunque, è uno scandaglio sui recessi dell’anima, un volo ardito sui suoi aneliti.
Durante la serata, resa possibile grazie a “Città educativa” (referente Rossana Geraci), il progetto istituzionale del Comune basato sulla governance partecipativa, sono stati offerti alla visione del pubblico anche taluni disegni in cui Caliri: “Raccoglie le pietre che danno vita all’immaginario ambientale della Sicilia iblea, della quale è figlio; senza scalfirle minimamente, rimarca con segno sottile a china tutte le immagini che in quelle pietre sembrano essersi depositate. Questo suo occhio fotografico è simile a quello di Giovanni Verga; egli ci restituisce intatti i luoghi dell’anima che hanno popolato la letteratura verista, oggi memoria di un mondo autentico”.
Un’interazione tra le varie voci dell’arte in cui si conciliano ordine e caos, realtà e sogno, per divenire linfa vitale, acqua sorgiva.










