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Recensione

“ENIGMA”, elogio al genio di Alan Turing in un’indecifrabile società

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“Enigma”, il dramma teatrale con la regia di Giovanni Anfuso, è un omaggio al frastagliato genio di Alan Turing, matematico e informatico britannico considerato il padre dell’informatica e dell’intelligenza artificiale

Ed “Enigma” è il codice che, utilizzato dai nazisti, Turing riuscì a decifrare nel corso della Seconda guerra mondiale, favorendo, dunque, la vittoria degli Alleati, nonché la metafora di quel bigotto perbenismo che percorreva la società inglese del tempo.

Dinanzi a una gremita platea, l’impacciato e balbuziente Alan Turing – “da bambino i numeri erano i miei amici” – ben interpretato da Peppino Mazzotta, non si tirerà, comunque, indietro per imporre la sua opinione: “La legge distingue nettamente tra bianco e nero, ma la vita è molto più complicata di così”.

Un Turing che, già docente all’università di Manchester, veniva comunque disprezzato dalla madre, Sara Turing (Liliana Randi) – “è stato sempre il peggior nemico di se stesso, anche il prete lo ha definito antisociale” – ma che sarà avvolto tra le sue braccia dopo averle confessato la sua omosessualità (ha un rapporto con Ron Miller, interpretato da Michele Crisafulli), che gli sta costando un processo (a interrogarlo è Mike Ross, interpretato da Domenico Bravo). “Perché glielo hai detto? Ci deve essere qualcosa che posso fare per te; hai un’aria così indifesa”. “È così che mi sento, mamma”.

Nel cast figurano anche: Maurizio Marchetti (Dillwyn Knox), un irascibile docente interessato ai simboli e ai numeri utilizzati da Turing; Vincenzo Palmeri (Christopher Morcom, amico di Turing); Michele Crisafulli (Ron Miller, amante di Turing); Luca Fiorino (agente dell’intelligence che interpreta John Smith); Irene Timpanaro (collega di Turing che veste i panni di Patricia Green).

Sulla scena, il confine tra campo e fuori campo in cui si sviluppa l’azione non sempre è tracciato, ma lasciato percepire attraverso musiche e rumori, mentre il cambio di scena, mai netto, avviene fluidamente grazie alle proiezioni che si stagliano sullo sfondo. E Alan Turing, nonostante la prematura tragica fine, continua, comunque, a volteggiare sotto un cielo di formule – così come presentato a metà dramma dal regista – guida del suo cammino, parabola di un astro che non muore.

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