La trasposizione teatrale de “I promessi sposi”, portata in scena con un impalpabile tocco di leggerezza al Teatro Eplanet-Vasquez dalla compagnia “Trinaura”, ha aggiunto luce al capolavoro manzoniano, che abbina analisi psicologica e visione storica dal punto di vista degli umili
Con un registro linguistico colloquiale, costellato comunque da echi lessicali del passato – fra arcaismi (notaro-notaio; soperchieria – atto di prepotenza; azzecca-garbugli – che complica le cose o poco onesto), congiunzioni concessive formali (quantunque) e frasi idiomatiche desuete (“s’ha da fare”, “si deve fare”; “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”) –, la regista e drammaturga Tatiana Alescio ha ricostruito la trama, a partire dall’incipit “Quel ramo del lago di Como”, dell’osteggiato matrimonio tra Renzo e Lucia (la voce narrante è stata di Enzo Brasolin, le scene e i costumi di Tatiana Alescio e Mary Accolla).
Sullo sfondo del dramma, che trasforma il dolore in strumento di elevazione morale e spirituale, vi sono la peste – che come una falce recide anche le corolle nascenti: “Addio, Cecilia. Riposa in pace. Stasera verremo anche noi. Non ci resta molto da vivere” –, i tumulti – scoppiati a Milano per via della carestia: “Ho imparato a non predicare in piazza” – e l’ironia: “Don Rodrigo vuole fare il mestiere di corteggiare le femmine”.
E su tutti i personaggi – l’impulsivo e onesto Renzo (Matteo Bariletti), la timida e devota Lucia (Serena Italia), il vile Don Abbondio (Nunzio Bonadonna), l’arrogante e prepotente Don Rodrigo (Sergio Molino), il potente Innominato (Nunzio Bonadonna), l’impavido Fra’ Cristoforo (Roberto Imposa), il caritatevole cardinale Federigo Borromeo (Sergio Molino), la pragmatica e premurosa Agnese (Lucia Giudice), la petulante serva di Don Abbondio (Tatiana Alescio), il corrotto avvocato Azzecca-garbugli (Mary Accolla), la rassegnata monaca di Monza (Mary Accolla) e i minacciosi bravi (Matteo Bariletti e Serena Italia) – vi è l’abbraccio invincibile della Provvidenza che, dopo tante tribolazioni, regala gioie più grandi.
La trasposizione teatrale de “I promessi sposi” di Tatiana Alescio, fedele a quell’assunto di Manzoni che riteneva l’arte uno strumento educativo, anche per i numerosi studenti è stata linguaggio dell’invisibile e cura dell’anima.










