“La badessa”, la commedia scritta e diretta da Deila Caruso, presidente dell’associazione “Lo scrigno di Aretusa”, è uno scandaglio sullo stato di quelle istituzioni religiose che offrono assistenza e vivono ai limiti della sussistenza
Portata in scena all’auditorium dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Luigi Einaudi”, è stata ambientata in un comune immaginario che conta appena 188 anime, suore comprese: la badessa Vanessa (Veronica Strazza), Provvidenza (Rosa Rosella), Crocifissa (Remigia Abela), Sconsolata (Nellina Piccolo), Fortunata (Mariella Neri); Speranza (Lucia Rendis); Sorriso (Maria Cannella).
Il sipario si alza sulla schiera di monache che, disposte a semicerchio, manifestano il proprio malessere. La riduzione al minimo delle porzioni – il digiuno non è a intermittenza, ma persistente – ha ripercussioni sulla salute – senza occhiali si naviga a svista – e sulla decenza – la suola delle scarpe è bucata, oh Dio, sono cascata male. A nulla vale l’esortazione della badessa che invita le sorelle alla preghiera, ancora di più, da mattina a sera.
L’irruzione nel convento di singoli uomini – il notaio Vito Cartacanta (Vito Politi), il Dott. Malato (Paolo Costa) e l’antiquario Rodolfo Pigliapoco (Vito Politi) – porta un po’ di scompiglio, vengono alla luce antichi amori e anche inguaribili rancori. Per le sorelle, comunque, si accende la fiammella della speranza, trasformare il convento in un hotel, da non confondere con la casa vacanza. Saltano fuori certe bizzarre denominazioni, sono ancora proposte, certo, non si procede a tentoni.
La notizia di un lascito al convento solleva il cuore delle suore, ma ad una condizione: che l’aiuto all’infanzia povera e abbandonata non sia un’opzione. Il finale, certamente, non può essere svelato, ma coincide con l’arrivo di un neonato. La commedia è stata presentata da Stefano Ermellino; gli assistenti di scena e di palco sono stati Nellina Piccolo e Mariella Neri; la regia audio e luci è stata affidata a Francesco Ruma, l’allestimento scenico al tecnico Paolo Costa.




