Al Teatro Massimo, lo spettacolo teatrale “Plot”, scritto da Ignacio Tamagno con la regia di Nicola Alberto Orofino, è un’allegoria della dissoluzione che, tramite l’intreccio di trame, preannuncia, però, l’inizio di una nuova era
Siamo in un quartiere povero di una città archetipica e l’arrivo di una bambina, capace di compiere prodigi ai coetanei, infrange la quiete: “Il mio nome è Kore e sono venuta a dirvi che, se attraversate la strada, lì, da dove vengo io, tra i tubi di scappamento delle moto e lo scintillio delle saldatrici, tra gli altoparlanti e i sacchetti della spazzatura dilaniati dagli animali, laggiù, al di là delle cose, c’è un mondo, un mondo bellissimo, il mio mondo”.
Lo spettacolo, a tratti, è una declamazione corale dei vari atti del dramma, in cui echeggia un’insolita scansione della punteggiatura da parte degli attori (Gianmarco Arcadipane, Giorgia Boscarino, Daniele Bruno, Lucia Portale): “Storia della distruzione del mondo – prima parte – dopo una breve introduzione. Storia della distruzione del mondo – seconda parte – una donna mentre parla con suo marito nel mezzo della notte due punti”.
Una pièce che alla tensione del dramma somma l’incanto della fiaba e le vie del mistero, mentre ciò che vediamo o che ci sembra di vedere è una “bambina zombie che, incinta di un sogno e grassa, mangiava girini e rideva a crepapelle”. E una luce bianca “si succhia l’uomo in un silenzio assordante. Da ogni morte, però, sboccia una gemma”. È la palingenesi della vita.







