Le inquietanti notizie che arrivano ogni giorno da Niscemi preoccupano non solo i cittadini interessati ma tutti i siciliani, consci di vivere in un territorio meraviglioso ma fragile. Il geologo Marcello Bianca: “Necessario un cambio di mentalità”
Marcello Bianca è un geologo siracusano con molta esperienza, ma è diventato noto al pubblico siracusano per i suoi meravigliosi scatti, molti dei quali dedicati al nostro satellite naturale, tanto da meritarsi il soprannome di “fotografo della luna“.
Gli eventi che stanno accadendo in questo momento nel cuore della Sicilia, con una frana in corso a Niscemi che lentamente sta facendo scivolare via la vita di centinaia di persone, ci hanno spinto a chiederci – e chiedere al dottor Bianca, Geologo: “Ma questo fenomeno potrebbe accadere anche nel nostro territorio?”
D: La prima domanda è forse la più ovvia, ma necessaria: può spiegarci in parole non troppo complicate cosa sta accadendo a Niscemi?
R: Dalla giornata del 25 gennaio i settori occidentali e meridionali di Niscemi sono interessati da un’imponente frana complessa ma che può essere definita sommariamente “a scorrimento” che sta colpendo un territorio notoriamente fragile dal punto di vista della stabilità dei pendii e che già in passato è stato martoriato da frane e smottamenti più o meno estesi.
La principale rottura del terreno di fondazione dell’abitato, costituito schematicamente da un grosso bancone di sabbie poggiante su argille, è articolata in tre grandi segmenti lunghi complessivamente circa 4 km e al momento mostra un’altezza media di circa 20-25 metri ma è in lenta e costante evoluzione.
Si tratta di una frana di dimensioni eccezionali certamente legata alla natura incoerente dei terreni ma innescata con tutta probabilità dalle forti precipitazioni causate dalla tempesta Harry che hanno sia appesantito i terreni sabbiosi, sia favorito lo scivolamento lungo grandi superfici di rottura.
Sebbene tutto il pendio circostante l’abitato sia interessato da numerosissime fratture, alcune delle quali in contropendenza (che evidenziano la complessità e la profondità della superficie di scorrimento della frana), quella che desta più allarme è ovviamente la grande rottura che circonda la parte edificata del paese sulla spianata e che sta causando il crollo di alcune delle abitazioni che sorgono ai suoi bordi.
Al momento non è possibile prevedere quanto tempo ancora durerà lo scivolamento verso valle di questi enormi blocchi di terreno, ma quasi certamente la nuova scarpata di frana continuerà ad arretrare ancora di diversi metri verso il paese, rendendo necessaria l’evacuazione degli edifici a rischio.
D: Questi fenomeni sono prevedibili in qualche modo o come con i terremoti ci si può solo preparare affidandosi alla statistica dei precedenti?
R: Con il termine generico “frana” indichiamo un’ampia gamma di fenomeni molto diversi tra loro, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni e la velocità, che sono i due principali parametri che le rendono più o meno rischiose e che a loro volta dipendono da diversi parametri, i più importanti dei quali sono il tipo di terreni coinvolti, le loro masse, la profondità e l’inclinazione delle superfici di scorrimento della frana e, fattore decisivo, la quantità di acqua presente nei terreni.
Le frane più rapide, come i crolli in materiali rocciosi, si verificano all’improvviso e di solito senza preavviso e non possono quindi essere previste con precisione, ma le frane più lente che coinvolgono terreni sabbiosi e argillosi, come appunto la frana di Niscemi, vengono di solito precedute da numerosi segnali facilmente avvertibili dalla popolazione. Quindi neppure le frane lente, che di solito sono anche molto grandi, sono prevedibili con precisione ma generalmente consentono l’evacuazione della popolazione, come nel caso di Niscemi.
Ritornando alla domanda, il vero problema non è la nostra incapacità di prevedere gli eventi catastrofici come le frane o i terremoti. I geologi e gli storici conoscono i rischi naturali del nostro territorio e sono in grado di elaborarne le mappe della pericolosità sismica e idrogeologica (di cui ogni comune italiano è dotato, Niscemi compreso, e sono consultabili anche online), che non servono a prevedere con esattezza gli eventi, ma che ci danno la possibilità di prepararci adeguatamente per mitigarne i danni sulle cose e sulle persone, costruendo solo dove è possibile farlo e con criteri ingegneristici adeguati.
Per proteggerci in modo davvero efficace dai rischi naturali dovremmo imparare ad investire tempo, risorse ed impegno politico non sulla capacità di prevedere con precisone gli eventi naturali, ma sullo sviluppo di una mentalità mirata esclusivamente alla prevenzione. Finché nessuno avrà il coraggio di investire su programmi di prevenzione a medio-lungo termine, continueremo a farci trovare impreparati da terremoti, frane e alluvioni e alimenteremo ancora la mentalità dell’emergenza.
D: A suo parere, nel nostro territorio ci sono situazioni potenzialmente così pericolose?
R: Il territorio della provincia di Siracusa è geologicamente piuttosto vario, quindi non è difficile trovare interi settori con le caratteristiche sufficienti per innescare fenomeni franosi di vario tipo. Come ho detto in precedenza, i comuni sono dotati di mappe delle zone a rischio frane, sarebbe sufficiente seguirne le indicazioni nel momento di definire le aree edificabili e quelle non edificabili per ridurre drasticamente in futuro i danni da frana. Tuttavia, sappiamo bene che questo modello virtuoso sarà destinato a rimanere nel mondo virtuale a causa di un sistema apparentemente imbattibile fatto di interessi economici, utilizzo disinvolto dei fondi destinati alle opere pubbliche, atavico fatalismo e, in sintesi, imperniato sulla mentalità dell’emergenza e non della prevenzione.












