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Lentini, La mozione di sfiducia al sindaco Lo Faro: certezze, ripensamenti e colpi di scena

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Consiglio convocato per mercoledì 18 febbraio alle 19. Sette firme sul documento ma 10 i voti previsti per essere approvata.

L’udienza è fissata per mercoledì 18 febbraio alle 19, nella sala “Giovanni Falcone” del palazzo di giustizia di via Caltanissetta. L’imputato è il primo cittadino, Rosario Lo Faro: sulla sua testa pende una mozione di sfiducia dalla carica di sindaco.

Il documento è stato presentato con sole 7 firme, ma sarebbero molti di più a votarla tra coloro che non hanno firmato, rispetto a quelli che si dicono convinti di “mandarlo a casa”.

Il peccato originale

Lo Faro, al di la di meriti e demeriti, di attacchi motivati e meno motivati, è riuscito sicuramente in un’impresa: mettersi contro l’arco costituzionale per intero. Eletto con una coalizione progressista (Pd, M5S e civiche), dopo una crisi di maggioranza ne ha scelta (o si è visto costretto a sceglierne) un’altra. E ad un anno mezzo dalla fine del mandato, mercoledì si ritroverà col cerino in mano: fine dell’esperienza di sindaco, o salvato in extremis a seguito dell’ennesima strategia. I numeri portano verso la prima ipotesi, la sicurezza dimostrata da Lo Faro, però, potrebbe far presupporre che qualche carta da giocarsi (a proposito di Carta), potrebbe ancora avercela.

La mozione

Il sindaco di Lentini può contare sul sostegno incondizionato di Efrem Sanzaro, suo uomo della prima ora e assessore, Agata Magnano e Maria Rita Culici. Dopodiché il vuoto, poiché gli altri 13 si dichiarano all’opposizione. A sostenere la maggioranza politica, per più di un anno, sono stati i consiglieri autonomisti Giuseppe Vasta, Carlo Vasile, Gianmarco Di Grande, Silvana Bosco Santocono, Alessandro Vinci e Francesca Reale. Ma proprio questi 6, assieme a Luigi Campisi, hanno apposto la loro firma sul documento in cui viene chiesta la rimozione del sindaco dal suo incarico. Il documento, per essere approvato, necessita del voto favorevole di 10 consiglieri. Quindi, teoricamente, Lo Faro è spacciato. Ma solo teoricamente.

Non esistono, infatti, mozioni di sfiducia senza paradossi, ripensamenti o colpi di scena. Il paradosso, per quanto si racconta tra le strade della città, è che chi non l’ha firmata, la mozione, la voterà certamente. Ovvero: Ciro Greco (Pd), Antonino Landro (SI), Davide Marchese e Diletta Pericone (FI), Maria Cunsolo (M5S) e Rossella Consiglio (FdI). Ma è un gioco delle parti tra l’opposizione e quella che era la maggioranza, si sa: “voi che lo avete sostenuto la presentate, noi ve la votiamo”. E la stessa cosa farebbe Campisi, uno dei firmatari.

Qualche dubbio (e questo è previsto nella casistica dei ripensamenti dell’ultima ora) pare stia assalendo gli autonomisti, ma non a così tanti da cambiare un esito che pare quasi scontato. Eppure, se il ripensamento accomunasse un gruppo più esteso  dei consiglieri dell’ Mpa – Grande Sicilia, allora scatterebbe il colpo di scena. Sia chiaro, sono solo voci di corridoio utilizzate strategicamente dai partiti, al fine di tentare di mescolare le carte e non far scoprire le proprie. Anche perché, le sorprese potrebbero arrivare da ogni parte, anche dai banchi dell’opposizione.

La sentenza arriverà esattamente tra 48 ore. Due giorni di serrati confronti per determinare il destino dell’amministrazione Lo Faro.

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