Il Consorzio universitario Giovanni Paolo II ha chiuso la sede di via Agati per mancanza di risorse e per lo sciopero del personale senza stipendi, la rettrice Spatari assicura la continuità della didattica, se necessario, anche online
Il Consorzio universitario di Siracusa “Giovanni Paolo II” ha comunicato, con un avviso agli studenti, la chiusura operativa della sede di via Agati e la sospensione delle attività e dei servizi a proprio carico. Sospensione scattata il 5 ottobre scorso.
La decisione è stata resa nota dal vicepresidente, Sebastiano Caporale, che ha spiegato le ragioni economiche e organizzative. Secondo quanto riferito dal Cusir, l’ente non dispone al momento “delle risorse necessarie a sostenere le spese essenziali di funzionamento della sede, comprese le retribuzioni del personale”. La nota richiama la situazione dei dipendenti, che dal 28 settembre scorso hanno avviato uno sciopero congiunto e a oltranza per il mancato pagamento degli stipendi. L’assenza di personale e di risorse, sostiene il consorzio, non consente di garantire nemmeno l’apertura, il presidio e la chiusura dei locali, e comporta quindi la sospensione dei servizi.
Nel documento il Cusir affronta anche la questione dei contributi regionali. Il consorzio indica una somma di 539.821,74 euro relativa al 2024, assegnata in suo favore e che, secondo l’ente, non sarebbe ancora stata erogata. Ricorda inoltre di avere contestato l’esclusione dal riparto del 2025 e di avere già segnalato le difficoltà economiche con una diffida del 20 settembre. Alla Regione e agli uffici competenti chiede di definire gli adempimenti ancora necessari e di fornire un riscontro sulle somme richieste, sugli eventuali impedimenti e sui tempi previsti per il pagamento.
La sospensione riguarda i servizi direttamente a carico del consorzio e potrebbe avere ripercussioni sulle attività legate alla sede siracusana. Il Cusir chiede perciò all’università degli studi di Messina di prendere atto dell’indisponibilità dei servizi consortili e di adottare le misure organizzative necessarie a garantire continuità agli studenti, oltre a un confronto tra università, consorzio e Regione sulla situazione della sede.
Il rapporto tra ateneo e consorzio era già stato oggetto di valutazione istituzionale: nel consiglio di amministrazione dell’università di Messina dell’agosto 2026 era stato inserito all’ordine del giorno un punto sulle possibili determinazioni in merito al recesso dalla convenzione con il consorzio siracusano, nell’ambito dei rapporti tra l’ateneo e gli enti locali.
L’ateneo di Messina ha espresso piena vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori del consorzio, che da mesi non percepiscono la retribuzione e che, finora, hanno continuato con senso di responsabilità a garantire il funzionamento del polo didattico. Per l’università il diritto a una regolare retribuzione è un principio irrinunciabile e le ragioni della protesta sono comprensibili.
L’università precisa tuttavia che il personale coinvolto è dipendente del consorzio e non dell’Università di Messina. I rapporti tra i due enti sono regolati da specifici accordi, che l’ateneo intende onorare nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto dei presupposti di regolarità e correttezza amministrativo-contabile. L’ateneo, inoltre, non è l’unico ente chiamato a contribuire al sostegno del consorzio.
“La nostra priorità – afferma la rettrice, Giovanna Spatari – è tutelare le studentesse e gli studenti. Per questo ci siamo immediatamente attivati affinché le difficoltà che interessano il consorzio non compromettano la continuità delle attività didattiche, prevedendone, ove necessario, lo svolgimento in modalità online. Allo stesso tempo, come amministrazione pubblica, abbiamo il dovere di operare nel pieno rispetto delle regole e possiamo dare seguito agli impegni assunti solo quando ne ricorrano le condizioni”.
L’università auspica che le condizioni per il regolare svolgimento dei servizi previsti dagli accordi vengano ripristinate rapidamente. Se il consorzio non fosse in grado di garantirli, l’ateneo si dice pronto ad avviare un confronto con altri soggetti istituzionali competenti per individuare soluzioni alternative, con l’obiettivo di assicurare la continuità e la qualità dell’offerta formativa universitaria a Siracusa.
Il consorzio precisa che “la decisione non equivale allo scioglimento o alla liquidazione dell’ente. La sospensione dei servizi, si legge nella nota, resterà in vigore fino al ripristino delle condizioni economiche, organizzative e di disponibilità del personale necessarie alla ripresa delle attività. Restano ferme le richieste e le contestazioni relative ai contributi delle diverse annualità”.
Sta di fatto che dal 5 ottobre la sede di via Agati non è operativa.





