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INCHIESTA

Corruzione, chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao

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Secondo la Procura di Palermo l’ex assessore avrebbe incassato tangenti da imprenditori attraverso un legale, sfruttando il ruolo di presidente della commissione per le autorizzazioni ambientali e quello di esperto del presidente Renato Schifani. Tre gli episodi contestati

La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto di Gaetano Armao, avvocato ed ex vicepresidente ed ex assessore della Regione. Per lui è stato chiesto il carcere. Gli studi del legale a Palermo e a Roma e la sua abitazione sono stati perquisiti, come ha reso noto lo stesso ufficio inquirente. I magistrati, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, ipotizzano il reato di corruzione e contestano ad Armao tre episodi.

Secondo l’accusa, Armao avrebbe sfruttato due ruoli: quello di esperto del presidente della Regione Renato Schifani e quello di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, incarico che ha ricoperto fino ad agosto. Attraverso l’avvocato Pierluigi Matta, indicato dalla Procura palermitana come suo complice, avrebbe ricevuto denaro da alcuni imprenditori in cambio di favori. Le somme sarebbero risultate formalmente compensi incassati da Matta per consulenze mai svolte. Il legale avrebbe prelevato il denaro versato con bonifici sul proprio conto per poi consegnarlo in contanti ad Armao.

La prima contestazione riguarda le somme che, a più riprese, Armao avrebbe ricevuto da Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne, rispettivamente amministratore delegato e co-direttore del gruppo Cva, società della Valle d’Aosta attiva nel settore delle energie rinnovabili. Per i due manager sono stati chiesti i domiciliari. Secondo i pm palermitani, l’ex vicepresidente, sfruttando le sue conoscenze, avrebbe introdotto i vertici del gruppo negli ambienti regionali, in particolare nei dipartimenti dell’Ambiente e dell’Energia. Si sarebbe inoltre adoperato per velocizzare le pratiche del gruppo pendenti davanti alla commissione tecnica da lui presieduta, relative al rilascio della valutazione di impatto ambientale e del provvedimento autorizzativo unico regionale. Sempre come presidente della commissione, avrebbe scelto i funzionari a cui assegnare i procedimenti.

Il secondo episodio contestato dai magistrati di Palermo riguarda presunti favori a Sergio Vella, titolare della Seap Bio Energy, ancora con l’intermediazione di Matta. Armao avrebbe individuato i funzionari a cui affidare l’istruttoria della commissione, necessaria per il rilascio della valutazione di impatto ambientale, su un progetto per la realizzazione ad Aragona, nell’Agrigentino, di un impianto per la selezione dei rifiuti e la produzione di biometano. In cambio avrebbe incassato una tangente: anche questa volta il denaro sarebbe stato versato formalmente a Matta per una consulenza mai effettuata e da lui consegnato ad Armao.

Il terzo episodio riguarda la sanità. In qualità di esperto del presidente Schifani e in cambio di una tangente di 6 mila euro, Armao avrebbe fatto pressioni su Salvatore Iacolino, ex dirigente dell’assessorato alla Salute, poi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, per bloccare il decreto che ampliava il numero delle società convenzionate per le cure palliative, a vantaggio della Samo onlus, attiva nel settore. Per questa accusa Armao è indagato in concorso con Matta, che avrebbe fatto da intermediario tra la società e l’avvocato, e con il presidente della onlus Luigi Zancla, per il quale sono stati chiesti i domiciliari.

Oltre ad Armao, le misure cautelari sono state chieste per altre otto persone, tra cui Matta e alcuni imprenditori. Per gli indagati diversi da Armao sono stati chiesti gli arresti domiciliari, tranne che per uno, per il quale è stato chiesto il divieto di dimora. Sulle richieste si pronuncerà il giudice per le indagini preliminari dopo gli interrogatori preventivi.

Armao è il marito di Giusi Bartolozzi, ex capo di Gabinetto del ministero della Giustizia. Tra gli indagati figura anche Giuseppe Geremia Lombardo, deputato all’Ars del Movimento per le Autonomie e nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo. Lombardo è presidente dell’ufficio di questura dell’Assemblea regionale siciliana, l’organo da cui passano le decisioni sulle spese del Parlamento siciliano prima di arrivare al consiglio di Presidenza.

L’inchiesta ipotizza, a vario titolo, i reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e di corruzione per l’esercizio delle funzioni. Oltre ad Armao e Lombardo, sono coinvolti i manager Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne, Benedetta Costanzo, gli imprenditori Luigi Zancla, Mario Lupo e Sergio Vella e l’avvocato Pierluigi Matta. Gli indagati, va precisato, restano da considerare innocenti fino a una sentenza definitiva.

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