Aggiornato al 04/03/2026 - 17:48
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Escalation

Dalla Giordania all’Italia, il viaggio “della speranza” di tre siracusani

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Luca, Angelo ed Egle avevano prenotato da mesi un viaggio da sogno, ricco di cultura e storia, verso la meravigliosa Giordania, culla della civiltà: “Mancavano poche ore al nostro rientro, quando si è scatenato il caos”

Le cronache di questi giorni vedono contrapposte da una parte le rassicuranti dichiarazioni della Farnesina, dalle quali sembrerebbe che la situazione, nonostante siano letteralmente esplose le polveri in Medio Oriente, sia sostanzialmente sotto controllo, nel tentativo di fa rimpatriare i connazionali bloccati nelle regioni “più calde”; dall’altra i racconti dei diretti interessati che – se e quando riescono a rimpatriare – non sempre combaciano purtroppo con la narrazione ufficiale.

Si tratta ad esempio del caso di tre giovani siracusani, Luca, Angelo ed Egle che – dopo essersi registrati come è giusto sul sito viaggiaresicuri.it – hanno intrapreso un viaggio verso uno dei luoghi più belli della terra, la Giordania, prenotato mesi prima, consapevoli di dirigersi sì in una regione “movimentata”, ma probabilmente in uno degli stati più “tranquilli” e stabili di tutta l’area.

È sabato, mancano poche ore al ritorno, quando improvvisamente la situazione degenera: “scopriamo dalla cancellazione del nostro volo che – ci raccontano i tre ragazzi – sebbene lo spazio aereo giordano sia formalmente aperto, l’unica compagnia ad assumersi i rischi di far partire i propri velivoli è quella di bandiera, la Royal Jordanian”.

Tutti i voli delle altre compagnie sono cancellati, centinaia di persone, soprattutto europee e tra loro molti italiani, restano a terra.

“Restiamo un attimo nel panico, mentre sopra le nostre teste vediamo passare, a cadenza continua, missili e aerei da guerra – proseguono i siracusani – lasciandoci letteralmente atterriti.”

L’istinto di sopravvivenza spinge Luca, Angelo ed Egle a rivolgersi all’ambasciata italiana ad Amman, dove non riescono a trovare personale che possa aiutarli. “Anche per telefono la situazione non migliora – spiegano – perché l’operatrice, oltre a girarci messaggi generali di mantenimento della calma, contraddice sé stessa prima dicendoci che si potrebbe raggiungere in van Aqaba e partire da lì, per poi aggiungere che però è meglio restare e seguire le indicazioni delle autorità locali.”

Con il panico e i cieli notturni solcati dalle scie dei missili, Luca, Angelo ed Egle passano un’altra notte ad Amman, sperando di potersi imbarcare sul primo volo utile Royal Jordanian del giorno dopo, “il tutto ovviamente a spese nostre”, ricordano.

Dopo ulteriori rinvii, i tre ragazzi riescono a salire su un volo per Instambul e da lì, finalmente, arrivare a Roma.

“Quello che ci ha colpito – ci raccontano, più rasserenati, mentre viaggiano in autostrada verso la Sicilia – è  per prima cosa l’assoluta mancanza di comunicazione, dovuta certamente alla repentinità dell’escalation, ma in questo modo è facile farsi prendere dal panico. Ma poi anche la tranquillità delle gente del posto che, al passaggio dei missili, ormai neanche alzava più la testa per vedere la situazione, tanto erano abituati.”

Per fortuna i tre giovani sono riusciti a tornare sani e salvi, l’auspicio è che anche gli altri italiani sparsi per il Medio Oriente possano avere la stessa sorte e, magari, che si arrivi al più presto ad un cessate il fuoco.

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