L’allarme di Confcommercio sulla desertificazione urbana: “A rischio la vivibilità dei nostri centri storici”
La città di Archimede non è immune alla “pandemia” silenziosa che sta svuotando i centri urbani italiani. Secondo l’undicesima edizione del rapporto “Città e demografia d’impresa” redatto da Confcommercio, il panorama commerciale della Sicilia appare desolante. Se Agrigento detiene il triste primato nazionale di desertificazione, Siracusa segue a ruota con dati che impongono una riflessione profonda sul futuro del nostro tessuto economico e sociale.
Nell’arco di tredici anni, dal 2012 al 2025, la provincia di Siracusa ha visto svanire una parte consistente della propria identità commerciale. Il capoluogo si piazza al 77° posto della classifica nazionale dei 122 comuni monitorati, registrando una perdita del 24,6% delle attività al dettaglio.
In termini assoluti, il dato è ancora più d’impatto: sono ben 275 le aziende che hanno abbassato definitivamente la saracinesca nella città di Archimede, portando il numero totale dei negozi fisici attivi sotto la soglia psicologica delle mille unità. A soffrire maggiormente nel contesto siracusano sono stati i bar e il commercio ambulante, settori storicamente vitali per l’economia di prossimità e per l’accoglienza turistica della nostra città.
La Sicilia maglia nera: il dramma di Agrigento e i capoluoghi isolani
Se Siracusa accusa il colpo, il resto dell’isola affronta una vera e propria emorragia. La Sicilia emerge come una delle aree più colpite dal fenomeno a livello nazionale. Il caso più estremo è quello di Agrigento, che domina la classifica nazionale con un terrificante -37,5% di imprese attive, nonostante un calo demografico decisamente più contenuto (-6%).
Scorrendo la mappa della crisi regionale, la sofferenza è diffusa: Ragusa occupa la 19ª posizione nazionale con un calo del 31,1%, seguita da Enna (23ª) che accusa una perdita del 30,3%. Anche le grandi metropoli non sono risparmiate: a Catania è sparito il 28,6% dei negozi (oltre 1.100 serrande chiuse), mentre Palermo si attesta al 63° gradino nazionale con un calo del 25%, che però in termini numerici significa la perdita di ben 1.753 botteghe. Messina precede Siracusa di un soffio con il 24,7% di imprese in meno.
Il “killer” dei negozi di vicinato ha un nome ben preciso: commercio elettronico. Tra il 2015 e il 2025, le vendite online sono quasi triplicate (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Una crescita del 187% che ha letteralmente polverizzato la timida tenuta del dettaglio fisico, fermo a un incremento del 14,4%.
A livello settoriale, il deserto avanza soprattutto tra le edicole (-50%), i distributori di carburante e l’abbigliamento. Al contrario, resiste e cresce solo il comparto della ristorazione (+35%) e del food (gelaterie e pasticcerie +14,4%), segnale di una città che si trasforma sempre più da luogo di acquisto a luogo di puro consumo e svago.
Non tutto è perduto, ma serve un’azione coordinata tra politica locale e associazioni di categoria. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, punta sul progetto “Cities”, un’alleanza strategica con i sindaci basata su tre pilastri: la regolamentazione mirata dell’offerta commerciale nei nuclei antichi, il riutilizzo immediato dei locali commerciali sfitti per evitare il degrado e l’integrazione tra pianificazione urbanistica e sviluppo economico.
“Ciò che fa bello il deserto è che da qualche parte nasconde un pozzo” citava il Piccolo Principe. Per Siracusa, quel pozzo deve essere la capacità di rigenerare Ortigia e le zone commerciali storiche, coniugando la nostra tradizione con le nuove sfide dell’innovazione digitale.







