Operazione congiunta della GdF e dell’Ispettorato Repressione Frodi (I.C.Q.R.F.). Danni economici per i titolari dei brevetti e gravi rischi fitosanitari per le colture: scattano le denunce
Un duro colpo alle frodi in agricoltura e alla concorrenza sleale nel cuore della “fascia trasformata” siciliana. All’esito di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (P.E.F.) e i funzionari dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi (I.C.Q.R.F.) di Vittoria hanno portato a termine un vasto sequestro di sementi illegali.
Il bilancio dell’operazione è imponente: oltre 30.000 semi di pomodoro contraffatti sono stati posti sotto sequestro, mentre i titolari di quattro diverse attività commerciali operanti tra Vittoria e Gela sono stati formalmente denunciati.
L’indagine, nata dalla collaborazione istituzionale prevista dalla Cabina di Regia del Ministero dell’Agricoltura, ha preso il via all’interno di un’azienda agricola di Vittoria. Qui, gli investigatori hanno individuato diverse piantine di pomodori che destavano sospetti sulla loro reale provenienza.
Per fugare ogni dubbio, le piante sono state sottoposte a rigorose analisi genetiche in laboratori specializzati.
I risultati non hanno lasciato spazio a interpretazioni: si trattava di sementi “copiate” e illecitamente coltivate come ibridi di pomodoro da mensa di alto valore agronomico. Il tutto in totale assenza delle necessarie autorizzazioni legali fornite dalle ditte comunitarie detentrici dei diritti di proprietà industriale.
I successivi approfondimenti investigativi condotti dalle Fiamme Gialle e dagli ispettori hanno permesso di ricostruire a ritroso l’intera filiera della contraffazione, portando alla luce il coinvolgimento di diversi attori del comparto agricolo:
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Una ditta sementiera di Gela, che avrebbe fornito il materiale illecito.
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Un vivaio orticolo di Vittoria, che ha acquistato i semi per poi rivenderli.
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Due aziende agricole vittoriesi, utilizzatrici finali delle piantine contraffatte.
A seguito delle perquisizioni delegate dall’Autorità Giudiziaria iblea, i titolari delle aziende coinvolte sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Ragusa ai sensi dell’art. 517-ter del Codice Penale, che punisce la fabbricazione e il commercio di beni usurpando i diritti di proprietà intellettuale.
Le autorità ricordano come la propagazione non autorizzata di varietà vegetali protette da brevetto non sia soltanto un reato di natura commerciale, ma rappresenti una minaccia su più fronti:
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Rischio fitosanitario: Le sementi non controllate favoriscono la diffusione incontrollata di malattie e virus tra le piante, mettendo a rischio l’intero ecosistema agricolo locale.
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Danno economico e concorrenza sleale: Queste condotte danneggiano pesantemente i produttori e i vivaisti onesti che rispettano la legge, oltre ad arrecare perdite ingenti ai detentori dei brevetti, i quali investono capitali e decenni di ricerca per creare nuove varietà resistenti e produttive.
Si precisa che il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di non colpevolezza sino all’emissione di una sentenza di condanna definitiva.





