Aggiornato al 13/03/2026 - 10:46
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Inchiesta Sanità e Mafia, Iacolino fa scena muta davanti ai pm. In casa trovati 90mila euro

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L’ex manager del Policlinico di Messina sceglie la via del silenzio. È indagato per concorso esterno. Le accuse sui favori al boss Vetro, le entrature politiche e il filone delle mazzette sui rifiuti

Scena muta davanti ai magistrati. Salvatore Iacolino, ex eurodeputato nominato da poco più di una settimana alla guida del Policlinico di Messina, ha scelto la via del silenzio. Convocato dalla Procura di Palermo per essere interrogato, l’ex manager “si è avvalso della facoltà di non rispondere” alle incalzanti domande dei pubblici ministeri.

Accompagnato dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Giuseppe di Peri e Arnaldo Faro, Iacolino si trova a dover fronteggiare una delle accuse più pesanti previste dal codice penale: essere stato iscritto nel registro degli indagati per “concorso esterno in associazione mafiosa”.

Secondo l’impianto accusatorio, Iacolino avrebbe agito come vero e proprio “facilitatore”, sfruttando la sua posizione per favorire le attività imprenditoriali del boss mafioso Carmelo Vetro (suo compaesano originario di Favara). I pm lo accusano di aver introdotto il capomafia a “personaggi di rilievo della amministrazione regionale e della politica”. Tra i nomi citati dalle carte figurano la vicepresidente dell’Antimafia regionale Bernadette Grasso, il capo della Protezione civile Salvatore Cocina e vari manager delle Asp siciliane.

Un “servizio” di alta rappresentanza che non sarebbe stato gratuito. In cambio, Iacolino avrebbe incassato “finanziamenti per campagne elettorali e assunzioni di persone a lui vicine”. Ad aggravare la posizione dell’ex eurodeputato c’è poi la scoperta fatta dagli inquirenti durante l’ultima perquisizione domiciliare: all’interno della sua abitazione sono stati infatti rinvenuti ben “90.000 euro in contanti”.

Il filone che ha travolto Iacolino nasce da una più ampia indagine proprio sulle attività del boss Vetro, che ha già portato alla luce un collaudato “sistema di mazzette pagate dal capo mafia al dirigente regionale Giancarlo Teresi” (entrambi finiti in manette nei giorni scorsi). Grazie a questa rete di coperture e corruzione, Vetro sarebbe riuscito a ottenere “appalti in commesse pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti” tramite la sua società An.Sa srl. Un business milionario portato avanti indisturbato, nonostante il boss avesse sulle spalle “una condanna a nove anni per associazione mafiosa, passata in giudicato”, che gli avrebbe dovuto precludere qualsiasi rapporto con la Pubblica Amministrazione.

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