Il deterioramento del vecchio “Viadotto Targia”, uno di quegli argomenti che nel 2015-2016 era diventato sulla bocca di tutti tanto da dare il nome anche ad una rivista satirica, stava creando non pochi problemi all’ingresso nord di Siracusa
Come spesso accade a Siracusa, i cittadini si erano trasformati in breve tempo da 120 mila esperti di Canoa Polo (c’erano stati i mondiali in città poche settimane prima) a 120 mila ingegneri strutturisti, tutti detentori del sapere definitivo in merito alle sorti del povero Viadotto Targia.
Di fronte ai soliti annunci che provenivano dalla Regione Siciliana (“ci sono i fondi”, “lo demoliremo e lo rifaremo”, “lo recupereremo” ecc …) l’allora amministrazione Garozzo si ritrovava con una gatta da pelare di non poco conto, visto che spesso i divieti di attraversamento per i mezzi pesanti, nel frattempo messi in atto, venivano disattesi con tanto di video poi pubblicati sui social, insomma una situazione che avrebbe potuto provocare un disastro come quello di Genova se non si interveniva immediatamente e con decisione.
Fu il lavoro congiunto di Natale Borgione, allora dirigente comunale proprio ai Lavori Pubblici, e della giunta Garozzo a risolvere la questione con quella che doveva essere una soluzione provvisoria ma che, come spesso accade in Italia, si trasformò poi in definitiva.
“La bretella di Targia – ci dice l’ingegnere Natale Borgione – si ispira alla vecchia strada di accesso alla città dal lato nord, che costeggiava l’area rocciosa. Fino agli anni ’60 e ’70 circa, esisteva questa strada che non veniva chiamata bretella, ma era una vera e propria via di accesso dalla zona nord a Siracusa, larga circa 5-5,5 metri, appena sufficiente per il passaggio di due mezzi affiancati.
Con l’amministrazione del sindaco Garozzo, si è deciso di iniziare i lavori per la realizzazione di questa nuova bretella. La tecnica utilizzata è quella delle terre armate: strati di materiale vengono posti uno sopra l’altro per uno spessore di circa 60 cm, rullati ogni 30 cm e bagnati. Tra uno strato e l’altro viene interposta una rete metallica particolare brevettata, che garantisce la solidità della struttura.
I lavori sono iniziati a fine gennaio 2016 e sono stati completati intorno al 15-20 luglio 2016. È stata realizzata un’area di sosta di emergenza all’ingresso dalla zona nord sulla destra, un’isola di traffico centrale con impianto di illuminazione, cosa che nel vecchio viadotto non esisteva. È stata inoltre effettuata una prova di carico che ha superato abbondantemente i carichi previsti dalla normativa vigente.
Oggi la bretella di Targia, che inizialmente si pensava fosse una struttura provvisoria, è diventata definitiva. Tant’è – conclude Borgione – che la Protezione Civile ha deciso di demolire il viadotto affiancato, rendendo la bretella l’unica via d’accesso da quella zona.”
Ricorda quei momenti anche l’ex assessore Alfredo Foti: “Decidemmo di rimodulare in giunta un mutuo che era destinato alla scuola di via Algeri, per allocarvi il comando di polizia municipale. Era necessario aprire una via di fuga dalla zona industriale verso la città e dovevamo prendere in fretta le decisioni. L’enormità dei fondi necessari secondo una perizia per la rifunzionalizzazione del viadotto di Targia, la mancanza di fondi regionali e i tempi della burocrazia che conoscevamo bene ad oggi, a distanza di oltre otto anni quasi, ci hanno dato ragione, il tempo è galantuomo.“
L’opera costò circa un milione di euro.










