Aggiornato al 06/03/2026 - 18:27
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Terzo mandato per i sindaci, il “no” di Carlo Auteri: presentati due emendamenti all’Ars

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Assieme al collega Ismaele La Vardera, Auteri è l’unico a chiedere la soppressione della norma sulla rieleggibilità: “L’introduzione del terzo mandato rischia di cristallizzare le dinamiche amministrative locali”

Il dibattito politico all’Assemblea Regionale Siciliana si infiamma sul tema della rieleggibilità dei sindaci. A prendere una posizione netta, andando controcorrente rispetto a gran parte dell’Aula, è il deputato regionale Carlo Auteri, che ha ufficialmente presentato due emendamenti nell’ambito del disegno di legge sul terzo mandato.

La proposta di legge attualmente in discussione prevede nuove disposizioni in materia di rieleggibilità e innalza il numero massimo di mandati consecutivi per la carica di primo cittadino nei Comuni con popolazione inferiore a 15 mila abitanti. Una prospettiva che Auteri intende bloccare.

Il primo intervento formale del deputato punta dritto al cuore della norma. L’emendamento interviene sull’articolo 1 del Ddl, prevedendo la soppressione delle lettere b) e c) del comma 3. Di fatto, se approvato, questo emendamento eliminerebbe l’introduzione del terzo mandato per i sindaci siciliani.

Un’iniziativa politicamente coraggiosa: Auteri è infatti tra i pochissimi deputati all’Ars ad aver presentato una proposta di questo tipo, affiancato in questa battaglia soltanto dal collega Ismaele La Vardera.

«La vita democratica dei Comuni – spiega Carlo Auteri motivando la sua scelta – ha bisogno di confronto, pluralismo e possibilità di ricambio. L’introduzione del terzo mandato rischia invece di cristallizzare le dinamiche amministrative locali e di ridurre drasticamente gli spazi di partecipazione per i cittadini».

Parallelamente allo stop sulla rieleggibilità, il deputato ha depositato un secondo emendamento che interviene sulla legge regionale del 20 marzo 1951 n. 29 (relativa all’elezione dei deputati dell’Ars).

Questa seconda proposta mira a modificare le soglie demografiche, sostituendo il riferimento ai “20 mila abitanti” con quello ai “10 mila abitanti”.

L’obiettivo di questa revisione tecnica è duplice:

  • Flessibilità per i piccoli Comuni: Si tiene conto delle oggettive difficoltà che molti piccoli centri siciliani incontrano nel trovare candidature alternative e formare le liste.

  • Tutela del ricambio nei grandi centri: Si preserva la dinamica dell’alternanza nelle città più strutturate.

«Si tratta di un equilibrio necessario – conclude Auteri –: da un lato dobbiamo riconoscere e aiutare le difficoltà dei piccoli Comuni, ma dall’altro dobbiamo mantenere nei centri più grandi una dinamica democratica che favorisca il fisiologico ricambio generazionale e l’immissione di nuove energie amministrative».

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