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Via D'Amelio

Anniversario della strage di Via D’Amelio, interventi di Granata, Barbagallo, Provenzano e Schifani

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Nel ricordo di Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia

Fabio Granata: “A 32 anni dalla terribile strage di Via D’Amelio, oltre le Fiaccolate…”

A 32 anni dalla terribile strage di Via D’Amelio, oltre le Fiaccolate e le oramai inflazionate parole sulla Memoria, resta del tutto inevasa la richiesta di verità e giustizia sui mandanti del massacro di Paolo Borsellino e della sua scorta.

Credo non basti “ricordare” Via D’Amelio, ma bisogna capire ciò che avvenne e perché avvenne.

E soprattutto sapere da che parte stare, senza se e senza ma.
Per questo non parteciperò a rituali nei quali non riesco più a riconoscermi.
La nobile figura di Paolo Borsellino e la sua memoria vanno onorate sopratutto iniziando con non “rilegittimare” figure oscure della Trattativa Stato Mafia.
Per questo sostengo l’irriducibile richiesta di verità di Salvatore Borsellino e di chi non si è ancora arreso a quelle forze, non solo mafiose, che hanno venduto la vita di Paolo e che lo hanno prima abbandonato e poi tradito, determinandone la morte e impedendo con ogni mezzo l’accertamento della verità sul suo massacro.
E non sono mafiosi ma magistrati, poliziotti, carabinieri e uomini dei servizi segreti.
Bisogna smascherare definitivamente mandanti e beneficiari “politici” di quella morte.
Molti nomi li conosciamo e, al di là delle sentenze di assoluzione di uno Stato che non vuole ne può condannare sé stesso, sono personaggi, scomparsi o ancora in vita, che hanno guadagnato il nostro eterno disprezzo per aver tradito Paolo Borsellino e per aver coperto le vere responsabilità e le vere motivazioni del suo massacro.

Schifani alla caserma Lungaro: “Un futuro di speranza nel ricordo delle vittime di via D’Amelio”

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha presenziato stamattina alla caserma Lungaro, insieme con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il capo della Polizia, Vittorio Pisani, alle commemorazioni in occasione del 32° anniversario dell’uccisione del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta. Dopo la deposizione della corona d’alloro presso la lapide che all’interno dell’Ufficio scorte della Questura ricorda i caduti di Capaci e via D’Amelio, il presidente ha partecipato alla Santa messa celebrata nella cappella “San Michele Arcangelo” della caserma, dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice.
«Ho voluto essere presente – sottolinea Schifani – in questo giorno di ricordo e di dolore per portare la vicinanza della comunità siciliana ai familiari delle vittime di tutte le stragi mafiose. Un momento di commozione che ci deve fare riflettere. Faccio mie le parole dell’arcivescovo Lorefice durante l’omelia sull’impegno comune di tutti i siciliani a costruire una città sempre più conformata al rispetto degli altri e delle regole della convivenza sociale, una città della solidarietà e della pace, una città generativa e accogliente, pronta a proporre un futuro di vita e di speranza alle nuove generazioni. E in tal senso, rinnovo il mio auspicio affinché lo Stato faccia finalmente luce sulla strage di quel 19 luglio del 1992, un dovere morale per non rendere vano il sacrificio di questi eroi».

Barbagallo: “Rendere efficace contrasto, settore rifiuti ci preoccupa di più” Provenzano: “Meloni fa solo retorica e ipocrisia, suo governo non è contro la mafia”

Anthony Barbagallo:

Oggi una iniziativa partecipata del Partito Democratico siciliano per ribadire che in Sicilia e fuori dalla Sicilia il primo impegno, per noi, è per la legalità e contro la mafia. Sono intervenuti tutti i parlamentari regionali e nazionali che sono impegnati nelle commissioni antimafia e le sfide sono due: continuare nella ricerca della verità sulle vicende e sui fatti storici, soprattutto quelli legati alle indagini e ai depistaggi sulla strage di via D’Amelio. E contestualmente costruire insieme strumenti normativi efficaci per controllare e reprimere la criminalità organizzata e le attività ad essa connesse, rendendo ancora più efficaci i controlli dello stato su alcuni settori, su tutto quello dei rifiuti che è quello che ci preoccupa di più”. 

Peppe Provenzano:

La memoria si può spegnere non solo dimenticando ma anche quando il ricordo viene offuscato da fiumi di retorica e di ipocrisia. Noi abbiamo lavorato e dobbiamo avere, tutti, la responsabilità di unirci nella lotta alla mafia. Ma dobbiamo anche unire le parole ai fatti e l’unità ha anche bisogno di verità. Non saremmo onesti se non dicessimo che siamo profondamente preoccupati perché, a differenza di quello che dice Giorgia Meloni – che sicuramente sentirà un legame particolare con il 19 luglio, anche io appartengo ad una generazione che è stata segnata da quelle stragi e che ha deciso di fare politica anche per rispondere a quelle bombe – e cioè che la lotta alla mafia è una priorità di questo governo semplicemente non è vero”. 

Noi denunciamo – ha aggiunto Provenzano – il rischio concreto di un forte indebolimento degli strumenti di contrasto alla mafia, costruiti nel nostro Paese: dalla riforma del codice degli appalti che liberalizza i subappalti e riduce la legalità e aumenta gli spazi di infiltrazione; dall’aumento del tetto del contante all’abolizione dell’abuso d’ufficio alla paventata riforma delle intercettazioni. Vediamo – ha proseguito – un rischio molto concreto e lo vediamo anche sul tema dei beni confiscati in cui il Governo ha cancellato le risorse che da ministro avevamo destinato, nel PNRR, alla valorizzazione dei beni confiscati. Bisogna migliorare il loro utilizzo sociale ma – ha concluso – non si possono scardinare strumenti indispensabili alla lotta alla mafia”. 

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