Il Tribunale di Trapani ha disposto la confisca dell’appartamento che ospitò il boss mafioso nella sua ultima fase di latitanza e del veicolo usato per i suoi spostamenti, beni riconducibili a uno dei principali sostenitori della sua clandestinità
L’appartamento di Campobello di Mazara in cui Matteo Messina Denaro trascorse l’ultima fase della sua latitanza e l’automobile, l’Alfa Romeo Giulietta, di cui si serviva per muoversi sono stati definitivamente confiscati. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Trapani — Sezione Misure di Prevenzione, è stato eseguito nei giorni scorsi dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo nei confronti di uno dei principali fiancheggiatori del boss di Cosa Nostra: Andrea Bonafede, 62 anni. Bonafede aveva messo a disposizione del boss anche la propria identità: suoi documenti falsi di Messina Denaro c’erano il nome e il cognome di Andrea Bonafede.
La confisca arriva a distanza di circa un anno dal sequestro, disposto nel marzo del 2025 al termine di un’indagine di prevenzione condotta dalla Guardia di Finanza su delega e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo. Quell’indagine aveva consentito di ricostruire il ruolo svolto dal soggetto nel sostenere la latitanza del capomafia, mettendogli a disposizione un rifugio e un mezzo di trasporto per eludere le ricerche che per decenni avevano impegnato le forze dell’ordine italiane e internazionali.
Con lo stesso decreto, il Tribunale ha applicato al fiancheggiatore la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni, con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Una misura che limita la libertà di movimento e sottopone il soggetto a un controllo continuativo da parte delle autorità.









