Sotto la lente d’ingrandimento finiscono i procedimenti giudiziari a carico di esponenti della maggioranza: “è urgente che almeno tutti coloro che sono indagati si dimettano, ristabilendo un po’ di decenza”
L’onda lunga del recente voto referendario si abbatte sugli equilibri politici di Palazzo d’Orléans. Il Campo Progressista Sicilia, che riunisce le principali forze di opposizione all’Ars, torna all’attacco e chiede a gran voce un profondo rinnovamento all’interno del governo regionale guidato da Renato Schifani.
La scintilla nasce dal confronto con le dinamiche romane: secondo i leader dell’opposizione, mentre a livello nazionale la premier Giorgia Meloni ha avviato un “repulisti” all’indomani del risultato elettorale, in Sicilia la situazione appare del tutto paralizzata.
La critica mossa dalla coalizione progressista si concentra sulla questione morale. In una dura nota congiunta, i segretari regionali denunciano quello che definiscono un “sistema malato” e puntano il dito contro il silenzio delle istituzioni regionali di fronte alle recenti inchieste.
«Nella Regione che ha il record di parlamentari ed esponenti della giunta di governo indagati, rinviati a giudizio o sotto processo, non succede nulla di nulla – si legge nel documento –. E, cosa ancor più grave, nemmeno una parola proviene da Renato Schifani, che non ha proferito parola alcuna mentre negli uffici regionali si consumano reati. In attesa delle dimissioni di Schifani, è quantomeno urgente che almeno tutti coloro che sono indagati si dimettano, ristabilendo un po’ di decenza nella giunta regionale».
I progressisti lanciano inoltre un preciso avvertimento politico per il futuro rimpasto: auspicano che non si ceda alla tentazione di ridare “poltrone e potere” alla Democrazia Cristiana al solo scopo di preservare fragili equilibri di maggioranza.
Il documento è stato siglato al termine della prima riunione della coalizione dopo la vittoria del “No” al referendum. A firmare l’atto d’accusa sono i vertici siciliani dei principali partiti di opposizione:
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Anthony Barbagallo (Pd Sicilia)
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Nuccio Di Paola (M5S)
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Davide Faraone (Italia Viva)
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Ismaele La Vardera (Controcorrente)
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Pierpaolo Montalto (Sinistra Italiana)
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Fabio Giambrone (Europa Verde)
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Nino Oddo (Psi)
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Carmelo Miceli (Progetto Civico)
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Giuseppe Bruno (Più Uno)
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Palmira Mancuso (+Europa)
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Giovanni Scicolone (Spazio Civico)
Secondo i firmatari, il successo del “No” non è solo una difesa della Costituzione, ma rappresenta una vera e propria bocciatura politica per il presidente Schifani, il suo governo e l’intero centrodestra siciliano. L’obiettivo dichiarato del Campo Progressista è ora quello di sfruttare questa scia positiva per coinvolgere le parti sociali e il mondo studentesco in vista delle prossime elezioni amministrative e regionali.







