L’ex esponente di Fratelli d’Italia attacca il governatore per il tonfo a Palermo: “Le dimissioni non sono un gesto estremo, ma una scelta necessaria per restituire credibilità alle istituzioni”. Lega e Mpa difendono Schifani
La netta vittoria del fronte del “No” all’ultimo referendum sta innescando un forte dibattito politico all’interno della maggioranza di centrodestra in Sicilia. Il risultato elettorale ha sollevato forti critiche, culminate con una esplicita richiesta di passo indietro rivolta all’attuale presidente della Regione.
A lanciare l’offensiva politica è stato Manlio Messina, ex vicecapogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, uscito di recente dal partito in aperta polemica. Messina ha interpretato la vittoria del No come un segnale politico inequivocabile per la tenuta dell’esecutivo regionale, sottolineando in particolare il dato registrato a Palermo. Nel capoluogo siciliano, città di origine dello stesso governatore, i contrari hanno infatti toccato la soglia del 70%. Di fronte a questa débâcle, l’ex alleato ha invitato Schifani a rassegnare le dimissioni per senso di responsabilità, ritenendole un passo obbligato per restituire credibilità istituzionale e permettere al centrodestra di avviare un nuovo ciclo politico sull’Isola.
La risposta del governo regionale è arrivata attraverso una nota ufficiale. L’entourage del governatore ha invitato a non compiere forzature interpretative sul voto, imputando il successo del fronte del No all’utilizzo di argomentazioni molto semplificate che hanno fatto grande presa sull’emotività degli elettori durante la campagna elettorale.
A blindare la posizione del presidente sono poi intervenuti tempestivamente i vertici delle altre forze di maggioranza:
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Il vicepresidente della Regione, Luca Sammartino, ha assicurato che l’esito referendario non frenerà il lavoro avviato dal governo. Sammartino ha difeso i risultati strutturali ottenuti dalla Giunta dal 2022 a oggi, ponendo l’accento sull’apertura di numerosi cantieri finanziati da Roma e sulla corretta gestione di crisi complesse, come le emergenze legate alla siccità e ai cambiamenti climatici.
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Sulla stessa linea di difesa si è posizionato Fabio Mancuso, esponente di spicco del Movimento per l’Autonomia. Mancuso ha definito ingiusta la richiesta di dimissioni avanzata da Messina, precisando che sovrapporre il significato di una consultazione referendaria a quello di una vera e propria elezione politica rappresenta una totale mancanza di rispetto verso gli elettori del centrodestra.





