Aggiornato al 02/12/2020 - 18:18
agorazein siracusapress

Spigolature… l’agorazein da Ortyghìa a Piazza Duomo

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Diciamocelo con franchezza.

Se una cosa ci manca più che ad altri, a noi della Grecia d’Occidente, è la libertà di uscire di casa e andare la sera a passeggiare.

In questa cornutissima dimensione della pandemia, dell’isolamento, del distanziamento sociale, ci sono popoli che manifestano attitudini e prospettive differenti. E differente sofferenza.

Io quasi quasi lo scomoderei il nostro professor Bellavista, quando per descrivere l’essenziale differenza tra Sud e Nord teorizzava la summa divisio dell’italica penisola: popoli di amore e popoli di libertà, Napoli e Milano. E d’altronde Napoli è Magna Grecia.

Così, in queste terre segnate dalle orme degli ecisti provenienti dall’Argolide piuttosto che dall’Eubea o dalla Messenia, il solco profondo della grecità è stato tracciato con deciso tratto; e, nonostante i secoli che si avvicendano, nulla più può scalfire i lineamenti originari, a volte imperscrutabili, dell’anima della greca madrepatria.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”4135″ img_size=”800 x 600″ style=”vc_box_shadow_border”][vc_text_separator title=”L’agorazein” border_width=”5″][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]Tutto questo gran dire a me che scrivo serve per rappresentare solo una cosa. Una cosa che non è una disperata richiesta di infilarci in zone colorate in modo più tranquillizzante; né vuole apparire un inopportuno piagnisteo in un tempo in cui dobbiamo imparare a sorridere di più. No, serve solo per provare a dire chi siamo veramente e perché soffriamo a stare a casa più di un bresciano o di un abitante di Colonia o Liverpool.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Il punto è che noi veniamo cresciuti dall’agorazein. Proprio in modo definitivamente formativo. Come qualcuno, in qualche altra parte della terra, viene cresciuto a omogeneizzati, sport o pinte di birra, così i greci d’Occidente vengono cresciuti nella sana pratica dell’agorazein, dell’andare a spasso, anzi, letteralmente, dell’andare per piazze.

L’agorazein è più di un’educazione sentimentale. È una specie di iniziazione alla dimensione estetica del vivere che è connaturata alla quasi totalità delle genti del Sud. È quell’impronta tipica per cui un atto come l’andare per piazze, anche se apparentemente inutile, sposandosi con la bellezza dei luoghi o con l’amenità del clima, educa il giovane a percepire appunto la dimensione estetica dell’esistenza. E tale dimensione a sua volta genera bellezza negli occhi e nel cuore di chi vi viene educato, gli conferisce leggerezza e capacità di ironia (e soprattutto di autoironia).

Se reputate che io dica tanto per dire solo perché devo riempire questa cartella e mezzo, pensate a voi, ai vostri nonni, ai vostri genitori, ai vostri figli.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]In principio era Ortyghìa, l’acropoli, il centro del centro, lo spazio per eccellenza; poi trascorsero i secoli e fu “u chianu”, ma sempre di spazio per definizione si trattava, di luogo in cui si esplicava la vita sociale, si verificavano gli scambi, gli incontri, e pure gli scontri. La mia generazione conobbe in gioventù la prima riscoperta di Piazza Duomo, la riconquista alla città di quello spazio per troppo tempo abbandonato alla degradante condizione di parcheggio; ma non potendo attendere gli eventi, quella stessa gioventù, dovendo esplicare altrimenti l’insopprimibile vocazione all’agorazein, fu costretta ad altrimenti organizzarsi: e fu Piazza Adda.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”L’inarrivabile maritozzo del Bar Kennedy” border_width=”5″][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”4152″ img_size=”full”][vc_single_image image=”4154″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Non vi è nessun migliore esempio o metafora dell’andar per piazze e della fascinazione estetica che essa è in grado di generare. Alcune generazioni di giovani siracusani, negli anni ’70-’80, elessero a luogo del loro passeggiare una quasi anonima piazza circondata da palazzoni moderni e imbruttita da una vasto spazio centrale per lunghi anni abbandonato a cantiere circondato da lamiere; unico presidio di bellezza la sfoglia del Frullato. Solo provvidenziali interventi diedero a quel luogo un volto accettabile: e così furono il piccolo giardino centrale, il muretto, il Milk and Coffee, lo Splendor, il panino da Poldo. Fu una specie di alchemica trasmutazione del piombo in oro.

Piazza Adda, per i tempi, era l’ideale modalità dell’agorazein. Ripartita rigorosamente in settori per competenza di istituto scolastico o di età, nei suoi complessi canali vitali scorreva quella giovanile linfa e sperimentava percorsi di viaggio svariati: dalle mattutine e solitarie incursioni nei territori della calia più o meno oziosa, alla popolatissima adunata generale del sabato a ora di pranzo; dagli sconfinamenti ai settori stranieri, per per pene d’amor perdute o per vicende di cappa e spada, ai logoranti giri di piazza in motorino in cui si condensava un modello moderno dell’agorazein e che coinvolgeva, per un provvidenziale meccanismo di alleggerimento del traffico, anche la contigua Piazza della Repubblica.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=”4158″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Ma poiché, si sa, il tempo è una forza operosa che le cose affatica, di moto in moto, in un imprecisato momento la gioventù siracusana abbandonò quel luogo di nuova colonizzazione e tornò all’antico ricominciando a calcare il suolo dell’antica isola delle quaglie.

E arriviamo così ai giorni nostri, all’agorazein dei nostri figli. O meglio, ai giorni nostri al netto della cornutissima pandemia.

Certo, per una dimensione estetica di cui non possiamo godere, ne esistono altre che ne costituiscono accettabili surrogati: la passeggiata pomeridiana alla panoramica, la visita all’amico fruttivendolo al mercato di Ortigia o l’inarrivabile maritozzo del bar Kennedy.
Tutto sta, però, ed è questo il punto, a non perdere di vista l’essenza del ragionamento: perché, come diceva Manlio Sgalambro a proposito della Sicilia, e come potremmo benissimo dire per il nostro andar per piazze, questa terra esiste solo come fenomeno estetico; e solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera.

E quanto all’agorazein appunto di fenomeno estetico e quasi di espressione artistica si tratta.

                                                                                                        Seby Grimaldi

 

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