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Le carte del progetto confermano l’estensione di 40 ettari di cui parla il sindaco Figura, ma smentiscono alcuni aspetti sul terreno e sulla sua allocazione
La querelle tra il sindaco di Noto, Corrado Figura, e gli imprenditori e gli esponenti politici che si oppongono al progetto del parco fotovoltaico tra Noto e Pachino, è destinata a durare a lungo. Al primo cittadino, che ha respinto al mittente le critiche, definendole falsità, hanno controreplicato sia la cantina Marilina, alla testa del movimento che si oppone al progetto, sia altri soggetti, come ad esempio Cittadinanza Attiva – zona Sud. In un post su Facebook, l’impresa vinicola, rispondendo alle dichiarazioni rilasciate da Figura a SiracusaPress, ha respinto l’accusa di dire menzogne e ha contestato quanto sostenuto dal sindaco circa l’allocazione dell’impianto e la tipologia del terreno scelto: “Noi siamo gente che lavora e non siamo abituati a giocare al rimbalzo delle responsabilità, cosa che normalmente succede in politica. Detto questo e solo per ulteriore precisazione vorrei ricordarle che noi questa terra la coltiviamo e la conosciamo bene, infatti il terreno oggetto di discussione è stato da sempre coltivato, possiamo dirlo con certezza visto che confina con noi. […] Noi, come azienda non ci permetteremo mai di accusare di falsità chiunque (come ha fatto lei), noi ci limitiamo solo a fotografare la realtà”.
Cittadinanza Attiva, invece, sempre con riferimento a quanto affermato da Figura su SiracusaPress, ha criticato la scelta di collocare il parco fotovoltaico “in una zona (tra Noto e Pachino e non come dice il sindaco tra Noto e Ispica) vicino alla riserva di Vendicari, come espressamente scritto nella delibera di giunta n. 24 del 28/12/2021, per il notevole impatto ambientale e paesaggistico nel territorio dello stesso”. L’associazione civica ha anche posto al primo cittadino netino diverse domande in merito al progetto, come ad esempio: “Quali rassicurazioni sono state date riguardo alla effettiva innocuità dell’impianto sull’ambiente? È stato anche solo marginalmente considerato l’effetto che tali fasci luminosi possono avere nei riguardi dei flussi migratori di diverse specie animali che popolano la vicina riserva e le eventuali ripercussioni sull’equilibrio dell’ecosistema della stessa riserva? È stato presentato un piano articolato sulla futura, certa, dismissione di questo impianto e della successiva bonifica, o resteranno le classiche cattedrali nel deserto, simbolo della incuria e miopia di una classe amministrativa che svende per 2 soldi la propria terra?”.
Dal canto suo, Figura ha già risposto parlando di bugie e fake news, spiegando che il terreno non è a ridosso della riserva e della pre riserva e affermando che si trova in territorio di Noto, ma al confine tra Pachino e Ispica. E specificando inoltre che il terreno sarebbe incolto e improduttivo. Quest’ultima informazione si può leggere anche nella commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, che cita quanto riportato dalla relazione pedoagronomica prodotta dalla società proponente, ossia la Limes Renewable Energy. Secondo la relazione, scrive la commissione tecnica, i terreni “oggetto dell’intervento in studio, pur ricadendo nella zona I.G.P. ‘Carota novella di Ispica’ e nell’areale per la produzione del ‘Vino Eloro D.O.C.’, non presentano caratteristiche pedologiche idonee alla coltivazione della carota e, relativamente alla produzione di vino, non sono oggetto di tale coltivazione da almeno 20 anni”. Inoltre, la stessa commissione scrive che “sebbene la superficie complessiva del lotto sia pari a circa 40 ettari”, la porzione interessata dai moduli fotovoltaici risulta “di entità minore, pari a circa il 25% (10,75 ha), pertanto l’impatto prodotto dall’occupazione del suolo non viene considerato significativo.
Insomma, la relazione tecnica conferma quanto sostenuto da Figura, cioè che il parco riguarderà 40 ettari e non 200, come si diceva. Tuttavia, leggendo le carte del progetto, ci sono diversi punti ancora non privi di ambiguità. Partiamo dall’allocazione del terreno. Non si tratta, in effetti, di un terreno al confine con Ispica, ma di un agro ubicato a 24 km (in linea d’aria, a 16,4) dal centro di Noto e a 6,7 km (in linea d’aria, 3,3) dal centro di Pachino, non lontano da San Lorenzo. È vero che il terreno non ricade nell’area di pre riserva o riserva, ma non è vero che è molto distante dalle zone vincolate. Dalle mappe del progetto, infatti, risulta che l’impianto è a circa 1,3 km dall’Oasi naturale di Vendicari. Ma non è tutto. Scorrendo le quasi 270 pagine dello studio di impatto ambientale presentato da uno studio di ingegneria per conto della Limes, si osserva come il terreno indicato non è affatto incolto da anni, ma è coltivato a ortaggi: “L’area destinata ad accogliere il parco fotovoltaico risulta essere priva di alberature ed è coltivata a ortaggi in tunnel”. Va ricordato che, la non idoneità di un’area per l’installazione di impianti riguarda anche “le aree agricole interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità (produzioni biologiche, produzioni D.O.P., I.G.P., S.T.G., D.O.C., D.O.C.G., produzioni tradizionali) e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale”. In più, la vicinanza ad un’area umida di importanza internazionale, luogo di passaggio fondamentale per gli uccelli migratori, come quella di Vendicari, non è certo un elemento trascurabile. Sempre nello studio del proponente, inoltre, si parla dei lavori per l’interramento dei cavi che conducono l’energia dall’impianto alla stazione di trasformazione. Un percorso di circa 4 km che interesserà sedi stradali, terreni agricoli e strade private.
Insomma, i dubbi e le ambiguità sull’impatto dell’impianto, non sono del tutto risolte e, al di là delle schermaglie, delle accuse, delle repliche, il punto in questione è sempre lo stesso. La transizione energetica attraverso le fonti rinnovabili è l’unica soluzione possibile per una svolta green e anche per la corsa verso una maggiore autonomia energetica, oggi più che mai fondamentale. Allo stesso tempo, però, la progettazione degli impianti, specialmente in un’area UNESCO come il Val di Noto, dovrebbe tener conto del territorio e della sua tutela, sia per quel che riguarda il patrimonio ambientale sia per quel che concerne le attività economiche positive, come le aziende agricole e vinicole, il comparto del biologico e tutte quelle imprese che danno vita a produzioni di qualità che promuovono il territorio e le sue risorse pregiate. Forse, nella scelta delle aree si potrebbe iniziare da quelle ormai lontane da una vocazione naturale, quelle più deserte o fortemente contaminate da un passato industriale o comunque a forte impatto sull’ambiente. Sarebbe forse più semplice e si presterebbe indubbiamente a minori polemiche. E non basta l’ok dell’assessorato regionale per sostenere che l’impatto è minimo e che ogni cosa è stata valutata.
Lo dimostra il caso del mega parco fotovoltaico della Lindo Srl previsto nell’area compresa tra Siracusa, Noto e Canicattini, con il TAR che ha sospeso l’autorizzazione regionale per via della “insufficiente ponderazione dell’impatto complessivo del progetto alla stregua delle incompatibili previsioni”. Forse è ora di trovare un’occasione di confronto tra amministrazione, azienda proponente, associazioni e imprese del territorio, per valutare al meglio, senza ambiguità e contraddizioni, il progetto, per il suo bene e soprattutto per il bene e nell’interesse del territorio.
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