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Il caso

Siracusa, che succede al centrodestra? Tra “diaspore” e gelo, storia di una coalizione che (forse) non esiste più

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In principio, c’era un nome da trovare, quello del candidato sindaco comune da utilizzare come “testa d’ariete” per abbattere il “fortino” Italia

Con ritardo e non senza polemiche, il candidato fu individuato in Ferdinando Messina, un classico “galantuomo” della politica, persona di partito e delle istituzioni e che le istituzioni le conosce da anni, il cui unico difetto, se così si può dire, era forse la carenza di “appeal social” oltre che di conoscenza “pop” verso il grande pubblico, un terreno sul quale rispetto al principale sfidante partiva certamente svantaggiato. E per questo motivo, il primo distacco dalla teorica coalizione di centrodestra si ebbe da parte di Edy Bandiera, allora forzista e oggi “Scatenato” con De Luca, ma comunque al fianco del sindaco Francesco Italia.

Se a questo si aggiunge il supporto per lo meno “tiepido” di una parte della sua maggioranza, quella che poi avrebbe immediatamente dopo le elezioni stretto un accordo politico con il vincitore Italia, ecco che la prima di una lunga serie di frittate è fatta.

Seguirono poi i consiglieri Porto e Ricupero, primi autorevoli esponenti della “diaspora” di Fratelli d’Italia; subito dopo toccò a Damiano De Simone, lasciando il gruppo consiliare del principale partito di Governo, formato adesso dai soli consiglieri Cavallaro e Romano, i “Paoli”, nella precaria esistenza in virtù di una deroga al regolamento.

Dell’MPA si è già detto e scritto abbastanza, forse anche troppo; il partito di Lombardo e di Carta mantiene infatti il ruolo di alleato del centrodestra a Palermo, ma di avversario a Siracusa e, notizia degli ultimi giorni, anche a Pachino, dove si allea con una dei due candidati vicini al centrosinistra.

Forza Italia perde un consigliere, Gianni Boscarino, ma trova la “simpatia” di Cosimo Burti e dello stesso De Simone, corteggiati dal giovane deputato Gennuso a cui va l’indiscusso merito di provare a riportare il suo partito ai fasti dell’era Berlusconi.

La battaglia dei comunicati stampa che vide protagonisti nelle scorse settimane Fratelli d’Italia e l’MPA, ben nota a tutti i giornali della provincia visto l’alto numeri di commenti, minacce velate e in certi casi pure palesi scambiate, oggi assume tutt’altro significato, perché i due firmatari delle note lato FdI non fanno più parte di quel partito. Peppe Napoli si è infatti dimesso da presidente provinciale, con una lettera in cui però traspirava l’amore e il rispetto verso un progetto politico che per impegni personali e professionali non poteva più seguire con tempi e modi adatti.

Diverso il caso di Ciccio Midolo che, essendo stato nominato dallo stesso Napoli, per “bon ton politico” ha preferito rassegnare le dimissioni da coordinatore cittadino senza passare da una più “mediaticamente tranquilla” fase di autosospensione, magari in attesa dell’elezione della nuova presidenza provinciale a cui rimettere il mandato. In questo modo i vertici cittadini di Fratelli d’Italia sono stati di fatto azzerati in pochi giorni, un segnale che, con tutte le giustificazioni del caso, non fa certo bene alla salute del partito (e allo spirito degli elettori).

Il gelo di FdI con Forza Italia

La sanità è il tema che in queste ultime ore ha scatenato un nuovo filone di incrinatura interna dell’anima del Centrodestra, ossia l’asse Fdi – Forza Italia. Motivo del contendere una visita a Pachino del commissario straordinario dell’ASP, quell’Ing, Caltagirone la cui nomina, lo sanno pure i sassi, è il fulcro di un’operazione politica proprio di Riccardo Gennuso, presente al sopralluogo. È stato il collega all’ARS, Carlo Auteri, con tono per la verità più scherzoso, a “tirare le orecchie” a Gennuso dicendo di lasciare la sanità, il cui miglioramento in provincia di Siracusa è obiettivo comune trasversale, fuori dalla campagna elettorale che proprio nella città del pomodorino si preannuncia senza esclusione di colpi.

Più “al vetriolo” la risposta di Gennuso, sempre affidata ad una nota ufficiale, in cui ribadiva che l’intervento del commissario nulla aveva a che fare con la campagna elettorale ma che la visita è servita a rendersi conto “che negli ultimi cinque anni, con la vecchia governance voluta proprio dal mio collega Carlo e i suoi amici, si sono prodotte solo tante parole”.

Auteri non è uno che “se la tiene” per usare uno slang siciliano, e dal tono scherzoso nella sua controreplica è passato letteralmente ai fatti, ricordando al giovane Riccardo Gennuso i tempi dell’elezione del padre Pippo: “Se Gennuso vuole prendersela con suo padre contestando gli interventi (degli anni precedenti, ndr), non entro in dinamiche familiari – dice Auteri nella sua controreplica – Forse è stato distratto in questi anni, troppo preso da altri impegni, ma non è corretto dire di aver abbandonato Pachino quando non è così. Noi ci siamo e continuiamo a impegnarci, anche se non ci facciamo pubblicità in questo modo”.

Alla luce dei fatti, tra incrinature e vere e proprie rotture, con la Lega che al momento sembra ridotta ai minimi termini a livello elettorale, pare che il Centrodestra siracusano sia destinato a frantumarsi definitivamente; per salvare il salvabile è necessario l’intervento di qualche pontiere di livello ma soprattutto che tutti trovino il coraggio di fare un passo indietro, in nome dell’unità tanto decantata a parole ma che nei fatti, lascia spazio a personalismi e protagonismi spesso inopportuni.

 

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