Successo per lo spettacolo multimediale che ripercorre gli ultimi giorni del giornalista siciliano ucciso dalla mafia nel 1978
Al teatro comunale di Priolo, la compagnia “Tabula rasa” di Milazzo mette in scena lo spettacolo “Ascutatimi! Vi cuntu la storia di Peppino Impastato” che, ripercorrendo gli ultimi giorni del giornalista siciliano, ha ricostruito con un linguaggio multimediale l’humus del territorio in cui maturò il suo delitto.
Lo spettacolo – testo di Giuseppe Cultrera, per la regia di Giuseppe Pollicina – con la pienezza di proiezioni di video, di foto, oltre che di musiche dal vivo, è stato inserito nell’àmbito del primo Festival del teatro amatoriale denominato “LiberaMente”, che si avvale del patrocinio del Comune di Priolo(sindaco Pippo Gianni) e della direzione artistica e organizzativa di Deila Caruso. Il sipario si è aperto sul corpo senza vita di Peppino – impersonato egregiamente dall’attore, Adriano Russo – sui binari della ferrovia di Cinisi, dopo l’esplosione di una carica di tritolo. Un paesino, Cinisi che, schiacciato tra la roccia e il mare ed in cui maturarono i vespri e fioriscono ancora gli aranci, diede i natali all’attivista e membro di Democrazia proletaria, senza risparmiargli, però, l’orrore prematuro di un’atroce morte.
La sua colpa? Usare l’arma dell’ironia per esecrare dalla sua piccola “Radio aut 98.800 MHZ” i potenti locali, in primis Totò Badalamenti ribattezzato “Turi seduto”, e denunciare gli intrallazzi nella gestione dell’aeroporto di Punta Raisi, tra l’altro, area di smercio per la droga. Una piece in cui Don Turi(Giuseppe Cultrera) e Don Vito(Gaetano Andriolo), col supporto di un colluso vigile urbano(Antonio Sergente), danno vita al clima di intimidazioni, di minacce e di divieti per lo svolgimento dei comizi – Peppino voleva presentarsi alle elezioni come consigliere comunale – ossia al modus operandi di “Cosa nostra”. Dinanzi ad un mostro di siffatte proporzioni, a nulla valgono la solidità degli amici di Peppino, Stefania(Vanessa Maio). Maria(Giulia Andriolo), e Salvo(Claudio Bucca), né l’amore della madre, Donna Felicia (Lucia Sottile) che comunque trova il coraggio di parlare con Don Vito, pirchì a me’ figghiu l’hâta lassari stari. Mancano, infatti, l’azione di contrasto da parte dello Stato e la diffusa voglia di cambiare. E allora, intoniamo ( la canzone è di Stefano Cisco Bellotti):”Dimmi se tu sai contare; dimmi se sai anche camminare; contare, camminare insieme a cantare, la storia di Peppino e degli amici siciliani; uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi; io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda. Io voglio urlare!






