I siciliani non sono stati soltanto spettatori della cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026: in campo e sugli spalti hanno portato storie, talenti e carriere che raccontano un Sud capace di essere protagonista
Venerdì 6 febbraio lo stadio di San Siro ha acceso ufficialmente la 25ª edizione dei Giochi Invernali con “Armonia”, uno show diffuso tra Milano, Cortina, Livigno e Predazzo, pensato come viaggio tra arte, innovazione, natura e città. Sul prato, tra le stelle della musica – da Andrea Bocelli a Mariah Carey, Laura Pausini e Ghali – e alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha dichiarato aperti i Giochi dopo un ingresso-simbolo su un tram guidato da Valentino Rossi, c’era anche un pezzo di Sicilia che ha contribuito a riempire di contenuti quel racconto di orgoglio italiano.
Dal paese di Palagonia, nel Catanese, al palcoscenico olimpico di San Siro: è il percorso che ha portato due giovani ballerine, Egle Rizzo e Milena D’Angelo, nella squadra di danza della cerimonia inaugurale. Cresciute artisticamente al Centro Studi Danza Arte&Arte di Palagonia, oggi fanno parte del corpo di ballo dell’Accademia OrmarsLab di Milano e sono scese in campo dopo le 20, in mondovisione su Rai 1, nel segmento successivo all’esibizione del maestro Andrea Bocelli.
Per mesi Egle e Milena hanno provato a Milano le coreografie collettive pensate per “Armonia”, lavorando fianco a fianco con decine di performer provenienti da tutta Italia. Nelle parole e nei post del Comune di Palagonia, la loro partecipazione viene raccontata come “un sogno che diventa realtà”: due ragazze formate in un centro di provincia che, passando per un’accademia professionale, arrivano al cuore di uno degli eventi più seguiti del pianeta.
La mappa dei siciliani in campo si allarga anche al Siracusano: ad Augusta, le cronache cittadine ricordano infatti la presenza della concittadina Federica Amore tra le performer coinvolte nella cerimonia di apertura. Insieme al passaggio della fiaccola olimpica sul territorio, la partecipazione di Amore viene letta come un doppio segno di coinvolgimento: il litorale ionico non solo sfiorato dal simbolo dei Giochi, ma anche rappresentato da una giovane artista chiamata a danzare nel grande mosaico di San Siro.
Il racconto che arriva dai social e dai gruppi locali descrive Federica come parte di quel “esercito silenzioso” di ballerini, figuranti e volontari che hanno dato corpo allo spettacolo, lontano dai riflettori riservati ai super ospiti internazionali. È proprio qui che la presenza siciliana acquista un sapore particolare: non solo grandi nomi, ma una generazione di professionisti e aspiranti tali che, con mesi di prove alle spalle, hanno portato sul campo di San Siro accenti, storie e radici del Sud.
Se in campo a danzare c’erano giovani talenti, sugli spalti la Sicilia era rappresentata anche da figure di vertice del mondo industriale. Tra il pubblico della cerimonia inaugurale era presente Giovanni Musso, siracusano, amministratore delegato di IREM S.p.A., storica azienda dell’impiantistica industriale con quartier generale a Siracusa e una presenza consolidata nei grandi cantieri dell’energia tradizionale e rinnovabile.
Negli ultimi anni Musso è stato inserito tra i Top 100 manager italiani da Forbes e tra i 25 personaggi più influenti della Sicilia, a conferma di un profilo che unisce radici siracusane e vocazione internazionale. Vederlo a San Siro, nella serata che ha riunito capi di Stato, vertici istituzionali e grandi sponsor, significa leggere la presenza siciliana anche come componente della classe dirigente chiamata a immaginare infrastrutture, transizione energetica e sviluppo in chiave nazionale, non solo locale.
In questo senso la tribuna di San Siro diventa lo specchio di un’Italia “di sistema” in cui la grande finanza, i territori alpini e le industrie del Sud condividono lo stesso palcoscenico olimpico: tra loro, la figura di un manager siracusano come Musso racconta che si può fare impresa al Sud restando competitivi sui mercati globali.
Le polemiche
Come ogni evento di portata mondiale, non sono mancate le polemiche: dai fischi alle delegazioni di Israele e degli USA fino all decisione di indicare Taiwan con il nome “Chinese Taipei“, senza dimenticare l’esibizione da alcuni definita “monca” di Ghali. Ma anche alcune scelte tendenti al “kitsch“, come i volti in cartapesta di Verdi, Rossini e Puccini in stile carri di Viareggio o la performance un po’ forzata della comunque bravissima Sabrina Impacciatore hanno fatto storcere il naso. Apprezzati invece gli omaggi ad Armani, Raffaella Carrà e Adriano Celentano, e molto bella anche la celebrazione della gestualità italiana curata da Brenda Lodigiani, emozionata ma sempre sul pezzo.









