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Siracusa, “Causi”, spettacolo teatrale celebra Camilleri e Pirandello: la Sicilia tra memoria e autenticità

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Al Palazzo del Governo performance originale con teatro e canto. Attori raccontano vita del Nobel “per bocca” di Camilleri

Lo spettacolo teatrale “Causi”. Storia di una lucciola. Camilleri racconta Pirandello”, pur omaggiando  il creatore del commissario Montalbano nel centenario dalla nascita,  è una finestra  sulla Sicilia,  in cui la memoria della terra ha la fragranza di autenticità. Nel palazzo del Governo a calcare la scena  sono stati, nelle prime due serate: Francesco Di Lorenzo, Lorenzo Falletti, Carmelinda Gentile, Doriana La Fauci e Giancarlo Latina;  nella terza serata Emilio Tafuri è subentrato a Francesco Di Lorenzo e  Alice Ferlito ha sostituito Doriana La Fauci.

La performance, un’originale interazione fra teatro e canto, intesse  il racconto della vita  del premio Nobel, “per bocca” di Camilleri, il cui linguaggio,  a slalom fra l’italiano standard e il dialetto siciliano, è un condensato di forza espressiva.  La narrazione   prende il via da quella che fu denominata “Caos”, ossia una contrada    posta su un “altipiano d’argille azzurre sul mare africano”  e che, separata dal greto di un fiume asciutto,  dava  vita alle località di  Porto Empedocle(dove nacque Andrea Camilleri e forse il filosofo greco Empedocle) e  di Girgenti(divenuta Agrigento e che nel 1867 diede i natali a Luigi Pirandello). Tale biforcazione  generò il termine “causi” ossia pantaloni,  che però non poteva essere eletto a luogo di nascita di chicchessia –    fari nasciri ‘n-picciriddu in mezzo a li causi?  non  sia mai, Gesù, Giuseppe e  Maria.   Perciò, avvenne la trasformazione e da “Causi” si passò a “Caos” , perché certo quella contrada dall’ aspetto selvaggio aveva una costa assai  frastagliata.

Di Pirandello  gli attori hanno contato e cantato vita, morte e passione, di come nascìu settiminu e fu marchiato a fuoco “o diavolo o parrino”. E di come ancora nicareddu fu affidato alle cure di una balia, Maria Stella, perché la madre, Caterina Ricci,   non ebbe più latte,  dopo uno spavento.  “La criata fa la criatura” , proclamava il popolo siciliano che,  attingendo saggezza dai proverbi,  vedeva lontano.  Un detto dal duplice significato che poteva prendere due direzioni: restare  pregna di uno dei  masculi  di casa o allevare la creatura della padrona.

Luigino ascolterà da lei la storia del figlio cambiato,  un  bimbo bello come il sole,  che  un angelo pareva, un principino e che fu scanciato con un essere mostruoso,  tutta colpa del destino.  Da lei volle sapere pure il significato del termine “ficcata” e ve lo immaginate voi la vergogna di Maria Stella  che glielo spiegò tutta imparpagliata? In quel mix di voci,  mimica, e incanto, scorre ancora la vita di Pirandello, il suo matrimonio con Maria  Antonietta Portulano, la nascita dei tre figli – Lietta, Stefano e Fausto –  l’amore per la letteratura radice profonda  della sua natura.

E  in  quel suo vagare  tra errori e  orrori, amori e onori, si insinua la vita, bella e impossibile come la Sicilia, terra del  mito, culla degli dei, dipinto dell’anima, favola.

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