La prima volta che si è iniziato a parlare di conversione ecologica era il 1984 e ne parlava Alex Langer (fondatore dei Verdi Italiani). Dal 1994 a oggi sono quasi passati 40 anni e nel frattempo di strada l’ambientalismo italiano di strada ne ha fatta.
Il concetto di conversione ecologica ha preso un respiro globale con l’enciclica Laudato Sii di Papa Francesco.
“Quella di conversione è una nozione di origine cristiana che Langer usa per indicare non un semplice cambiamento di politica ambientale (depuratori, filtri, valutazioni di impatto ambientale), che pure deve essere presente nei programmi di una forza politica moderna e dichiaratamente ambientalista, ma che assume caratteristiche di ordine salvifico, quantomeno in termini culturali e soggettivi. Essa porta infatti con sé una sorta di fervore rivoluzionario, di presa di coscienza individuale e di autocritica di cui Langer sarà il più coerente promotore.”
Infatti a distanza di 30 anni nella Laudato Sii ritroviamo che “gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale.”
“La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare.”
Oggi abbiamo messo la comunicazione e la sensibilizzazione verso i temi ambientali nelle mani di una ragazzina, Greta Thumberg che è riuscita a coinvolgere milioni di suoi coetanei nell’apprendere che non esiste un Plan B.
Il WWF ritiene ci sia bisogno di una politica climatica, basata sulla scienza e socialmente equa, come forza motrice per arrivare all’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera.
In termini pratici, questo significa che bisogna impegnarsi a raggiungere un obiettivo di riduzione delle emissioni davvero ambizioso – non un obiettivo ‘netto’ – e chiudere la porta ai finanziamenti UE per i combustibili fossili, fornendo al contempo sostegno alle regioni per soluzioni rinnovabili.
Oggi la transizione ecologica anche in Europa passa purtroppo dalla più grossa crisi sistemica che stiamo attraversando a livello globale.
Il covid ci pone di fronte la necessità di dover fare ripartire l’economia e questa volta non possiamo sbagliare gli investimenti preventivati dal Recovery fund hanno la voce più cospicua negli investimenti verdi con più di 80 miliardi.
Il Recovey Fund si rende necessario perché tutte le principali economie del Vecchio Continente hanno archiviato la prima parte dell’anno con flessioni imponenti del PIL.
Proseguiremo con l’approfondimento dei progetti che riguardano la nostra regione e il nostro territorio.











