[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Riflessioni sul rapporto tra prossimità e viaggio (fonte: Ag-cult) di Bernadette Lo Bianco”][vc_column_text css_animation=”fadeInLeft”]Il Covid-19 ci ha costretti in una condizione di fragilità globale, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche economico, produttivo, sociale, educativo, che sta generando effetti a livello sistemico.
Uno dei settori più colpiti è quello del turismo.
Secondo i dati di Isnart e Unioncamere, il settore “Turismo” ha chiuso il 2020 con 53 miliardi di euro in meno rispetto al 2019 e per i primi tre mesi del 2021 si stima una perdita di ricavi di 7,9 miliardi di euro.
Tra luglio e ottobre 2020, un quinto dei consumatori a livello mondiale ha dichiarato di voler rinunciare ai viaggi internazionali, citando tra le motivazioni quella di voler ridurre l’impatto ambientale.
La scorsa estate ben l’81% dei turisti italiani ha scelto mete in base a criteri di sicurezza e l’attività sportiva è stata la principale motivazione di vacanza. Nello specifico, la piccola ripresa del mese di agosto è stata legata al turismo interno e ha riguardato i 27 milioni di italiani che hanno scelto una destinazione di vacanza privilegiando mete di vicinato. Fenomeni che, seppur abbastanza rilevanti, non hanno potuto controbilanciare la perdita economica complessiva.
Una dimensione di prossimità, dunque, in cui l’81% degli italiani ha scelto delle destinazioni, privilegiando la dimensione della sicurezza e dell’attività all’aria aperta attraverso esperienze come il cicloturismo, il trekking, il viaggio a piedi.
[/vc_column_text][vc_single_image image=”7471″ img_size=”full” css_animation=”fadeInDown”][vc_column_text]La pandemia ha, in questo quadro, cambiato totalmente il paradigma del viaggio, che viene letto come esperienza sportiva, all’aria aperta, emozionale e di trasformazione.
In questo contesto nuove modalità di interfaccia tra visitatori e destinazioni si sono sviluppate, attraverso fenomeni di turismo slow, mobilità dolce, valorizzazione e osmosi tra territori e patrimoni culturali in termini di interazione con le persone, anche in questi periodi di distanziamento forzato.
Il Tranformational Travel Council propone una lettura in cui il viaggio è inteso non solo in senso fisico, ma anche come opportunità di riflessione personale anche in un contesto di prossimità.
Il TTC ne propone alcune possibili dimensioni: sviluppare una propria consapevolezza sul significato che il viaggio ha per noi; saper guardare con occhi nuovi anche i luoghi a cui apparteniamo; cercare esperienze culturali che siano portatrici di valori spirituali; essere più attenti e consapevoli delle nostre scelte di viaggio e dell’impatto che hanno sugli altri, sulla natura e sulla nostra civiltà; rispettare le comunità in termini di sostenibilità ambientale; valorizzare ciò che abbiamo vissuto durante il viaggio in un’ottica di consapevolezza e pratiche da portare nella nostra vita di tutti i giorni, in termini di nuove competenze, atteggiamenti e comportamenti.
Accanto a tali dimensioni, alcuni temi trasversali che dovrebbero accompagnare un viaggio trasformazionale nella sua sfera più intima sono: diventare più empatici, umili, grati e compassionevoli; abbracciare una mentalità capace di riconoscere la propria identità e di accogliere le sfide e gli ostacoli come un’opportunità di crescita e sviluppo personale.
[/vc_column_text][vc_single_image image=”7470″ img_size=”full”][vc_column_text]Nuove attività o esperienze emozionanti o rilassanti caratterizzate da distanze ridotte, destinazioni locali, mezzi di trasporto a bassa emissione di carbonio e risorse economiche e sociali investite nelle comunità locali.
Il periodo pandemico porta, quindi, a un ritorno alle origini attraverso approcci incentrati sull’esperienza psicologica dell’avventura basata sulla mobilità su scala umana. Un’enfasi sulla semplicità, sullo sviluppo delle abilità personali, sull’immersione nella natura, elementi sempre più persi nei moderni viaggi avventurosi.
Questa situazione di fragilità e di distanziamenti forzati ha prodotto lo sviluppo di forme di viaggio domestico, a breve distanza, che ha riguardato il biketourism, il cineturismo, il turismo rurale ed enogastronomico, i cammini, i borghi e tutte quelle esperienze che, come sottolineato in un recente articolo del Sole24Ore (Marrazzo, 2020), vengono vissute come fenomeni riconducibili a un forte senso di appartenenza ai luoghi che viviamo come una “residenzialità affettiva”.
Prossimità e spirito di scoperta dei territori a cui apparteniamo: costretti a fare a meno dei viaggi all’estero e dei luoghi di aggregazione più tradizionali, siamo costretti a riscoprire il viaggio della porta accanto (come lo definisce il Touring Club, 2020), attraverso la possibilità di ritrovare quella zona collinare che circonda la nostra città di appartenenza, o quel luogo a poche decine di chilometri che ci si era sempre proposti di andare a visitare, ma che poi veniva sempre superato nella scelta da mete più blasonate.
[/vc_column_text][vc_column_text css_animation=”fadeInRight”]Anche la scuola può essere il luogo che valorizza il legame con il territorio, la ricchezza interculturale, il rispetto dell’ambiente, in un momento in cui la DAD crea inevitabili distanziamenti fisici e sociali nostri e dei nostri figli.
Da un altro punto di vista, e in senso più ampio, l’ambiente educativo può creare alleanze con i soggetti del territorio non intesi solamente nel senso istituzionale del termine, ma anche attraverso percorsi di condivisione con le famiglie, le associazioni e tutti i soggetti, arricchendo e sviluppando legami di inclusione e partecipazione attraverso forme di integrazione dei servizi e di corresponsabilità educativa anche nei territori più marginali.
Non solo. In questa dimensione di rilettura delle identità, si possono anche compiere viaggi virtuali che esplorano una rinnovata sensibilizzazione rispetto a temi sociali e globali.
Alcuni temi, come quello dell’Educazione Civica – che dallo scorso settembre è diventata una disciplina trasversale che interessa tutti i gradi scolastici, a partire dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria di II grado – portano i giovani a riflettere su dimensioni globali: la costituzione e i diritti, lo sviluppo sostenibile, la tutela del patrimonio, la cittadinanza digitale, l’accessibilità intesa in senso di inclusione.
In questo panorama non si possono tralasciare le pratiche proposte dal mondo museale, che possono in realtà essere lette come filo conduttore che lega le precedenti dimensioni in una proposta di senso, che nasce dalla pancia delle istituzioni come risposta ai bisogni della collettività di ritrovarsi intorno a valori essenziali di ascolto, condivisione, crescita rispetto al territorio di appartenenza.
Un contesto insomma vario di iniziative in cui si sono cimentati i musei per incontrare i cittadini e il territorio in spazi e attraverso attività create ad hoc per questo momento di chiusure e di distanziamento fisico attraverso politiche di coinvolgimento e di prossimità.
Marcel Proust scriveva che “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, incoraggiandoci a osservare la realtà da prospettive sempre diverse.
Nell’era Covid-19, qualora le condizioni complessive ce lo permettano, possiamo continuare a “viaggiare” in termini fisici e virtuali, concentrandoci su esperienze di senso vicine, che si possono tradurre in legami più profondi con le persone e i luoghi locali in una rinnovata dimensione di prossimità.
Allo stesso tempo, sarà necessario ripensare il modello organizzativo delle destinazioni per sviluppare nuove forme di viaggio orientate alla produzione di valore e, in particolare, alla qualità dell’offerta congiuntamente ai servizi forniti dagli operatori.
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