Due bombe carta a distanza di 24 ore e scatta l’allarme a Siracusa, con l’incubo degli attentati che funestarono gli anni ’90. Ma Pippo Barreca, memoria storica della città che ha detto no al pizzo, rassicura tutti: “denunciate, non siete soli”
Incontriamo Giuseppe Barreca (ma insiste per farsi chiamare semplicemente “Pippo”) in un bar di Corso Gelone, a Siracusa. Presidente dell’associazione antiracket e antiusura “Salvatore Raiti“, Barreca ci racconta con l’emozione nella voce i suoi quattro attentati dinamitardi, di cui l’ultimo fortuitamente inesploso, decisi per “far capire che chi non paga va distrutto definitivamente”. Ma distruggere persone con la tempra di Pippo Barreca è semplicemente impensabile, tanto che – ricorda non senza un moto di orgoglio – “loro (gli attentatori e i mandanti) sono finiti tutti alla sbarra, legati come animali, mentre io ho continuato la mia vita e anzi, insieme a tanti volontari, ci siamo messi al servizio degli imprenditori che hanno subito il nostro stesso calvario, aiutandoli a superarlo.”
Il ritorno all’attualità: tornano “gli avvisi”, ma lo Stato c’è
A proposito delle bombe carta fatte esplodere negli ultimi giorni, Barreca fa soltanto ipotesi vaghe “perché – ne sono sicuro – gli inquirenti e le forze dell’ordine sono già al lavoro e presto metteranno fine a questo tentativo di risollevare la testa da parte di certi individui”. “Quelle che hanno sparato sono letteralmente <<cipuddazze>> – ci spiega sorridendo Pippo, ossia “bombe carta che si possono trovare in giro nel periodo di capodanno, da sparare per fare molto rumore”.
Il dettaglio può sembrare secondario, ma in realtà non è proprio così: “gli ordigni degli anni ’90 erano quelli fatti sparare nelle cave di pietra, dove quando servivano si andavano a reperire per l’utilizzo intimidatorio. Vere e proprie bombe che, quando usate, creavano danni collaterali per decine di metri, tanto che spesso le persone coinvolte marginalmente, magari con i vetri delle auto rotte, venivano a chiedere i danni a noi” – spiega ancora Barreca.
“Il segnale è chiaro – prosegue – prima si incute timore, poi si agisce per “rassicurare”. Ma gli imprenditori sappiano che adesso non sono più soli: c’è un apparato statale pronto e preparato, ci sono le associazioni, c’è un senso civico ritrovato che per forza di cose metterà all’angolo chi ancora crede di poter fare il bullo di quartiere. Denunciate qualunque tentativo di estorsione e questi soggetti faranno tutti la fine che meritano di fare” ha concluso Barreca.
Situazione delicata
La città di Siracusa è, secondo le ultime statistiche, al quarto posto in Italia per casi di estorsione. La Commissione Antimafia regionale, nell’ultima sua relazione, ha evidenziato infiltrazioni mafiose nell’ambito dell’imprenditoria legata al turismo, e anche in provincia la situazione non è certo delle migliori.
Oggi pomeriggio in Prefettura CNA si è incontrata con S.E. il Prefetto Chiara Armenia, sul tavolo l’emergenza sicurezza, mentre giovedì si riunirà il comitato per l’Ordine Pubblico: si tratta forse di uno dei momenti più delicati per il nostro territorio. E la risposta che i cittadini e le imprese si aspettano non può che essere netta e risolutiva.
Per associarsi all’associazione “Salvatore Raiti”, potete chiamare il numero 346/3634326.











