Letto in piazza il manifesto della società civile, consegnato al Prefetto prima della marcia. L’Arcivescovo Lomanto invoca la conversione, ma resta il monito dell’Antimafia sulle infiltrazioni nel tessuto economico
C’è un momento in cui la paura deve cedere il passo alla dignità. Ieri sera, quel momento ha preso la forma di un lungo serpente umano che ha attraversato le strade di Siracusa. Dietro lo striscione “Siracusa non si piega”, una parte importante della città ha scelto di metterci la faccia, rispondendo con la luce delle fiaccole e la forza della presenza fisica al buio dei recenti attentati incendiari e dinamitardi. Quasi al completo la delegazione dei politici presenti, deputati regionali e nazionali, molti sindaci, associazioni di categoria, sindacati, volontari.
Dalla partenza a Piazza Euripide fino all’arrivo in Piazza Archimede, l’aria che si respirava non era di rassegnazione, ma di una ritrovata consapevolezza. È stata, per usare le parole degli organizzatori, una “catarsi necessaria”: un modo per dire agli imprenditori colpiti che non sono soli e ai criminali che il territorio non è cosa loro.
Il manifesto letto in piazza e l’incontro con il Prefetto
Il momento conclusivo ed emotivamente più denso della serata è avvenuto proprio sotto il palazzo della Prefettura. Qui, davanti alla folla riunita, è stata data lettura pubblica della lettera-manifesto degli organizzatori. Un documento che, già prima dell’inizio del corteo, una delegazione aveva provveduto a consegnare ufficialmente nelle mani di S.E. il Prefetto Chiara Armenia durante un incontro privato.
“L’intimidazione si nutre di silenzio e di isolamento”, hanno scandito gli organizzatori leggendo il testo, sottolineando come la risposta non potesse che essere “pubblica e condivisa”. La richiesta, anticipata al rappresentante del Governo nel pomeriggio e ribadita alla piazza in serata, è chiara: sigillare un’alleanza solida tra istituzioni e società civile. “La vera sfida dei prossimi mesi sarà costruire una comunità che ha piena fiducia nelle istituzioni”, scrivono gli organizzatori, chiedendo un percorso di tutela reale per chi trova il coraggio di denunciare. Perché, come ribadito nel documento, “chi colpisce un imprenditore colpisce un’intera comunità”.
La voce della Chiesa: “Le lacrime di Maria sciolgano i cuori”
Sebbene assente fisicamente per impegni pastorali (in sua vece era presente il vicario Mons. Amenta), la voce dell’Arcivescovo di Siracusa, Mons. Francesco Lomanto, ha risuonato forte tra i manifestanti. Nel suo messaggio, il presule ha evocato il simbolo più potente della cristianità siracusana: “Le Lacrime della Madonna sciolgano la durezza dei cuori, inducano alla conversione verso il bene”. Lomanto non ha usato mezzi termini nel condannare la violenza insensata che “mortifica e preoccupa”, invitando i cittadini a non permettere al male di “avvelenare le nostre case”. Una preghiera che si è fatta appello civile: “Se tutta la città è laboriosa e virtuosa, possiamo sperare in un futuro più bello”.
Luci e ombre: l’allarme di Cracolici e le assenze
Se il tono della serata è stato di forte proposizione e ottimismo per la reazione mostrata, un buon cronista non può ignorare i chiaroscuri. La piazza c’era, la politica e le associazioni hanno risposto “presente”, ma non si può tacere un dato: mancava all’appello una fetta consistente di quella “Siracusa produttiva” direttamente minacciata. Non molti i commercianti, non oceanica la folla dei semplici cittadini. Un’assenza che pesa e che racconta quanto ancora la paura, o forse la sfiducia, influenzi pesantemente questa città.
A riportare tutti alla cruda realtà ci ha pensato Antonello Cracolici, Presidente della Commissione Regionale Antimafia, presente al corteo. Le sue parole, a margine dell’evento, sono state una doccia fredda necessaria per non cadere nella retorica. Cracolici ha spostato il focus dalle bombe (spesso opera di manovalanza) al vero cancro: l’economia. “Ci sono delle attività in questo territorio che sono sostanzialmente gestite dalle famiglie mafiose”, ha tuonato Cracolici, lanciando l’allarme sui prestanome. “Attenzione alle infiltrazioni nell’economia sana: ci sono persone che ‘sane’ non sono”.
Il suo è un invito a guardare oltre il fumo degli incendi: dietro la strategia della tensione c’è un riassetto degli equilibri criminali e un tentativo di penetrazione nel tessuto legale della città. “Il silenzio è il miglior alleato di chi pensa di comandare”, ha ribadito, ricordando che oggi, grazie alla tecnologia, denunciare è più sicuro e i mafiosi stessi temono i territori che reagiscono.
La manifestazione di ieri, dunque, non è un punto di arrivo, ma un start. Siracusa ha dimostrato di avere gli anticorpi, ma la guarigione è lunga. La città “non si piega”, è vero, ma per restare in piedi ha bisogno che quel corteo, la prossima volta, veda sfilare anche chi ieri è rimasto a casa. La strada è tracciata, e come hanno scritto gli organizzatori: “Il lavoro da fare è ancora molto”. Ma da ieri sera, almeno, la paura fa un po’ meno paura.










