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L'analisi

“Siracusa non si piega”, l’allarme di Cracolici: “In città molte attività gestite da famiglie mafiose”

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Il Presidente della Commissione Antimafia Regionale a margine del corteo: “Denunciare conviene, anche i mafiosi temono chi alza la testa. Ma attenzione alle infiltrazioni nell’economia sana: troppi prestanome in città”

Una piazza che tutto sommato risponde, anche se c’era chi si aspettava più partecipazione dalla cosiddetta “società civile”, tutti insieme – associazioni di categoria, sindacati, politica, associazioni di volontariato – per dire no alla strategia della tensione imposta dalle bombe e dagli incendi delle ultime settimane. Ieri sera, alla manifestazione “Siracusa non si piega”, organizzata per portare solidarietà agli imprenditori colpiti dal racket, era presente anche lo Stato, sia attraverso i rappresentanti eletti in Parlamento Nazionale e Regionale, sia nella figura del Presidente della Commissione Regionale Antimafia, Antonello Cracolici.

A margine dell’evento, Cracolici ha analizzato con lucidità la situazione siracusana, lanciando un messaggio netto che non lascia spazio a interpretazioni: la battaglia si vince solo rompendo il muro dell’omertà.

“Qualche mese fa io denunciavo il silenzio, ha esordito Cracolici ai nostri microfoni, ricordando i campanelli d’allarme già suonati in tempi non sospetti. “Il silenzio è il miglior amico, il miglior alleato di chi pensa di poter esercitare un’attività criminale, pensando di comandare e di piegare attraverso la paura i cittadini”.

Per il Presidente dell’Antimafia, la lezione appresa in decenni di lotta a Cosa Nostra è una sola: “L’unica vera medicina di contrasto alla criminalità è la capacità di reazione della società. Una reazione che deve tradursi, inevitabilmente, nella denuncia da parte delle imprese.

Cracolici ha voluto smontare l’alibi della paura, sottolineando come il contesto storico e tecnologico sia cambiato a favore delle vittime. Se tu denunci, gli stessi mafiosi hanno difficoltà ad avvicinarsi, ha spiegato. “Oggi, a differenza del passato, la capacità di individuare attraverso sistemi sofisticati gli autori di delitti è sempre più diffusa. Quindi anche loro [i criminali, ndr] pensano che non convenga andare laddove ci sono probabilità che gli imprenditori reagiscano e denuncino”.

Non si tratta, però, solo di bassa manovalanza o di “scassapagliai”, avverte Cracolici. Dietro la recrudescenza degli attentati c’è una strategia precisa, probabilmente legata a un riassetto dei clan. “Molti sono stati arrestati, molti sono in carcere. È chiaro che c’è un tentativo di ridefinire gli equilibri dentro le organizzazioni criminali”.

Ma l’allarme più inquietante lanciato dal Presidente riguarda il tessuto economico della città. Siracusa, definita da Cracolici “uno dei territori più dinamici della Sicilia”, vive il rischio concreto di infiltrazioni nell’economia legale. Ci sono persone che ‘sane’ non sono, o presunti sani, perché molti sono solo prestanome, ha dichiarato senza mezzi termini. “Ci sono delle attività in questo territorio che sono sostanzialmente gestite dalle famiglie mafiose”.

L’appello finale è duplice: ai cittadini di isolare i violenti diffondendo “il profumo della legalità”, e alle istituzioni di non lasciare sguarnito il territorio. Cracolici ha ribadito la necessità di potenziare i controlli, non solo contro le bande armate ma contro l’illegalità diffusa, dall’abusivismo al mancato rispetto delle regole. “Da tempo chiedo che in Sicilia i Comuni possano essere aiutati anche attraverso la deroga per assumere i vigili urbani”, ha concluso Cracolici, “perché la lotta alla criminalità non è solo la lotta alle bande”.

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