Riflettori accesi sul collasso del sistema idrico cittadino e sui ritardi nei finanziamenti. «Continuare a rispondere alle perdite aumentando il prelievo dalla falda è come riempire un secchio bucato»
I rubinetti a secco in larga parte della città aprono un nuovo e acceso fronte di scontro politico nel capoluogo. Di fronte al perdurare dei disservizi, le forze di opposizione hanno presentato una richiesta ufficiale affinché il Sindaco venga a riferire in Consiglio comunale per spiegare quali iniziative intenda assumere per affrontare una situazione insostenibile.
A farsi portavoce della richiesta è la consigliera comunale Sara Zappulla (Pd), che rifiuta la narrativa della crisi passeggera: «Quella in corso viene definita un’emergenza, ma in realtà è un problema strutturale che si aggrava sempre di più».
L’analisi dei numeri fotografa una situazione critica per le infrastrutture sotterranee del capoluogo. Se l’acqua non arriva regolarmente nelle case e i siracusani sono costretti a comprare l’acqua da bere anche quando il servizio è attivo, la colpa è da attribuire a una rete di distribuzione ormai al collasso, capace di disperdere nel sottosuolo il 60% della risorsa prelevata dalla falda acquifera.
Secondo l’esponente della minoranza, fino a oggi sono stati scelti “falsi rimedi” che hanno finito per peggiorare il quadro generale. Per sopperire alla mancanza d’acqua si è scelto di aumentare la pressione e il prelievo dai pozzi, stressando la falda con l’unico risultato di aumentare la frequenza dei guasti e la quantità di litri sprecati nel terreno.
«In una provincia in cui l’acqua non manca, è paradossale che cittadini e famiglie debbano convivere con disservizi, costi crescenti e dubbi sulla qualità», attacca Sara Zappulla. «Il problema è la gestione, la programmazione mancata e l’assenza di investimenti strutturali».
Per l’opposizione, la riduzione delle dispersioni non rappresenta un semplice dettaglio tecnico, ma è l’unica chiave per ottenere tre traguardi fondamentali per la comunità:
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Migliorare il servizio: garantendo l’erogazione costante e la pressione corretta in ogni quartiere;
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Tutelare gli impianti: riducendo lo stress a cui sono sottoposti collettori, pozzi e pompe di emungimento;
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Abbassare le bollette: riducendo i costi energetici legati al sollevamento e al trattamento di risorsa che finisce poi sprecata nel sottosuolo.
Accanto al problema della quantità, Zappulla solleva anche il tema della qualità dell’acqua, inserendo nel dibattito l’eventuale utilizzo e miscelazione con le acque del Galermi. Una strategia che, tuttavia, viene ritenuta inutile se non accompagnata dal rifacimento delle condotte: «Migliorare la fonte e lasciare invariato il colabrodo significa fare metà del lavoro, e farlo pure male».
La nota della consigliera investe la classe dirigente che ha amministrato Siracusa e la sua provincia nell’ultimo decennio, colpevole di aver perso importanti finestre di finanziamento strategico, a partire dalle risorse europee.
«In questa provincia rischiamo di pagare debiti e mutui per grandi opere e grandi contenitori senza aver fatto gli investimenti più necessari, ovvero quelli sulla manutenzione delle infrastrutture che servono davvero alla vita quotidiana delle persone», sottolinea Zappulla.
Mentre si attendono gli esiti dei ricorsi giudiziari che stanno rallentando le attività della società di gestione Aretusacque, la richiesta di un confronto in aula resta ferma. Nel frattempo, la protesta si sposta nelle piazze della città: domani le forze dell’opposizione saranno presenti in Piazza Archimede per partecipare al sit-in organizzato da CGIL, Forum e forze sociali, uniti nel chiedere che la questione idrica diventi la priorità assoluta di tutte le istituzioni competenti.








