La presidente regionale dell’Associazione Libera Caccia, Marisa Calafiura, mette in fila due questioni strettamente connesse: la sentenza del Tar di Catania che impone l’istituzione immediata del parco e l’allarme cinghiali lanciato dal sindaco di Palazzolo.
Due vicende distinte, un territorio comune e una contraddizione difficile da ignorare. Da un lato la sentenza del Tar di Catania che ha ordinato l’istituzione immediata del Parco Nazionale degli Iblei, scatenando la reazione del mondo venatorio e agricolo. Dall’altro l’allarme lanciato dal sindaco di Palazzolo Acreide sulla crescente presenza di cinghiali, con l’ipotesi di richiedere lo stato di emergenza. A tenere insieme i due temi è Marisa Calafiura, presidente regionale dell’Associazione Nazionale Libera Caccia, che in un documento pubblico solleva domande precise rivolte tanto alle istituzioni regionali quanto agli amministratori locali.
La sentenza del tribunale amministrativo riguarda un’area di 146.735 ettari nel cuore della Sicilia sud-orientale. Per il mondo della caccia e per gli agricoltori iblei si tratta di un colpo diretto alle possibilità di gestione del territorio, in una regione che conta già una delle quote più alte di suolo vincolato d’Italia, con centinaia di migliaia di ettari compresi in parchi, riserve e siti della Rete Natura 2000. L’istituzione di un parco nazionale comporta per legge il divieto assoluto di attività venatoria sulle superfici interessate, e questo è il punto che preoccupa maggiormente chi lavora queste terre. Gli agricoltori e gli allevatori iblei registrano da anni danni rilevanti causati dai cinghiali su colture, muretti a secco e patrimonio zootecnico, e la prospettiva di perdere lo strumento del prelievo venatorio in aree già critiche viene vissuta come un aggravamento di una situazione già difficile da governare.
L’appello di Calafiura all’Assessorato regionale dell’Agricoltura è formale e diretto: promuovere ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa per impugnare la sentenza, difendere l’autonomia gestionale della Regione e tutelare le attività produttive rurali prima che i vincoli rendano ancora più complicato intervenire su un territorio che avrebbe bisogno di semplificazioni, non di nuove limitazioni.
È in questo contesto che si inserisce la seconda questione, quella che Calafiura definisce una contraddizione politica difficile da spiegare. Il sindaco di Palazzolo, Salvatore Gallo, uno dei comuni interessati dall’area del futuro parco, figura tra i sostenitori dell’istituzione dell’ente e, al tempo stesso, ha lanciato nelle scorse settimane un allarme pubblico sulla proliferazione dei cinghiali nel territorio comunale, arrivando a ipotizzare la richiesta dello stato di emergenza. La domanda che il mondo venatorio pone è semplice: come si concilia il sostegno a uno strumento che riduce ulteriormente le possibilità di controllo faunistico con la denuncia di un’emergenza causata proprio dall’assenza di quel controllo?
La critica non si ferma alla coerenza delle posizioni politiche, ma scende sul piano operativo. Nella provincia di Siracusa sarebbero attualmente disponibili circa 50 coadiutori abilitati al controllo della fauna selvatica, figure formate per intervenire nelle situazioni di criticità nell’ambito delle procedure già previste dalla normativa vigente. La loro attivazione, coordinata attraverso la Ripartizione Faunistico-Venatoria, non richiederebbe misure straordinarie né dichiarazioni di emergenza. La domanda che resta aperta è quindi se, prima di invocare strumenti eccezionali, le istituzioni competenti abbiano davvero esaurito le risorse operative già a disposizione.
I cinghiali, sostiene Calafiura, non compaiono all’improvviso. Sono il risultato di dinamiche note, prevedibili e governabili con programmazione, monitoraggio e interventi costanti. Invocare oggi l’emergenza e sostenere parallelamente un modello di gestione che rischia di rendere ancora più difficile il contenimento delle specie problematiche non è una posizione sostenibile, né per gli agricoltori che subiscono i danni né per le comunità che vivono quei territori.







