Aggiornato al 10/06/2026 - 13:18
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Denuncia

Sanità a Siracusa, l’allarme dello Spi Cgil: “Dati truccati dall’IA e liste d’attesa senza fine”

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Fondazione AgeNaS certifica il peggioramento in Sicilia. Il sindacato attacca l’ASP: “Scatole vuote e algoritmi ingannevoli, i cittadini hanno il diritto di sapere dove vanno i soldi pubblici”

Di seguito la nota integrale del sindacato.
“Nella provincia di Siracusa, come nel resto della Sicilia, sono arrivati negli ultimi anni finanziamenti straordinari destinati alla sanità territoriale, ai servizi sociali, alle politiche per gli anziani, alle persone con disabilità, alla salute mentale e alle aree interne.

Mai come oggi sono state disponibili risorse così consistenti per affrontare problemi che da anni pesano sulla vita delle persone: liste d’attesa interminabili, carenza di personale sanitario, insufficienza dell’assistenza domiciliare, difficoltà di accesso ai servizi nei piccoli comuni, povertà crescente e solitudine degli anziani.

Eppure una domanda continua ad accompagnare il dibattito pubblico: dove stanno andando queste risorse? E soprattutto quali risultati stanno producendo?

La questione non è soltanto contabile. Occorre sapere quanto è stato speso e quali benefici concreti sono arrivati ai cittadini.

L’esperienza dell’Avviso 1/2022 del PNRR dovrebbe insegnarci qualcosa. In Sicilia quasi 36 milioni di euro destinati ai servizi sociali non sono stati utilizzati. Risorse che avrebbero potuto migliorare la vita di migliaia di persone con disabilità, anziani non autosufficienti e famiglie fragili.

Si tratta di una debolezza della capacità progettuale e amministrativa che ha impedito di trasformare una opportunità in un diritto esigibile. Non possiamo più permetterci che ciò accada nuovamente. I cittadini devono conoscere lo stato di avanzamento dei progetti finanziati. Devono sapere quali interventi sono stati completati, quali sono in ritardo, quali servizi sono stati attivati e quali risultati sono stati raggiunti.

Questo vale in particolare per l’ASP di Siracusa.

Le Case di Comunità, gli Ospedali di Comunità, il rafforzamento degli screening oncologici, i servizi di salute mentale, l’assistenza territoriale e domiciliare rappresentano il banco di prova della capacità delle istituzioni di utilizzare bene le risorse disponibili. Sono state inaugurate quasi tutte le case di comunità, cosi come i Pua e le centrali operative, almeno sulla stampa!

Ma una struttura completata e inaugurata e priva di personale, e quindi non operativa, non rappresenta un progresso in quanto non migliora la qualità della vita delle persone!

E le liste di attesa? meritano un approfondimento a parte.

Il Presidente Schifani nel novembre del 2025 dichiarava: “abbiamo messo in campo risorse finanziarie significative per abbattere le liste di attesa”, facendo anche affidamento sul contributo qualificato delle strutture private accreditate.

Ed in effetti dal luglio 2023 all’ultima finanziaria del 2026 sono state stanziate risorse per più di 120 milioni di euro per abbattere le liste d’attesa che, vogliamo ricordare, sono un obiettivo prioritario dei nuovi Manager della Sanità pena la loro revoca e anche quella dei Direttori Sanitari e Amministrativi.

Nel 2025 entra in gioco un fattore confondente: l’intelligenza artificiale. Molte Aziende utilizzando tale strumento riescono a proporre un quadro del tutto “artificiale” della garanzia dei tempi massimi di effettuazione delle prestazioni rispetto alle classi di priorità, rappresentando le prime disponibilità per quasi tutte le prestazioni critiche entro i limiti previsti dalla normativa. Quella che viene esibita è però la situazione di un singolo erogatore in una qualsiasi Struttura/Ambulatorio a livello provinciale; non è dato sapere quali sono i tempi di attesa, per quella data prestazione, in tutti gli altri punti di erogazione. Per cui, se un cittadino vuole effettuare una prestazione in tempi ragionevoli deve recarsi nel centro, anche a distanza di 50 Km e più, in cui l’Azienda garantisce la prima disponibilità nei tempi massimi previsti, oppure attendere i tempi più o meno lunghi di altri Centri, oppure ancora rivolgersi al privato a pagamento. Nel caso di rinuncia alla prima disponibilità non è possibile, tra l’altro, fare ricorso al Percorso di Tutela.

L’Azienda ha ottemperato ai suoi obblighi, ma il cittadino, specie se anziano o disabile, non ha affatto ottenuto quella garanzia, quella tutela, dovere di uno Stato civile.

A tre anni dalle prime dichiarazioni di Schifani e dopo il cambio di ben tre Assessori alla Salute, la pubblicazione dei dati dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari (AgeNaS) mostra come in Sicilia piuttosto che essere abbattute, le Liste di Attesa nel 1° quadrimestre 2026 sono addirittura peggiorate. Unica regione italiana dove tutti gli indicatori, sia per le visite sia per gli esami diagnostici, sono peggiorati.

AgeNaS non pubblica, per il momento, i dati a livello di singola Azienda, ma per Siracusa è la stessa ASP che ( forse involontariamente), ci dice qual è la situazione. A fronte dei dati quasi ottimali che vengono mostrati nei prospetti riepilogativi presenti nel sito istituzionale, la rilevazione puntuale che le Aziende sono tenute ad effettuare in alcune settimane predefinite (settimane indice), mostra per l’ASP di Siracusa dei dati che possono essere definiti desolanti.

Le percentuali di garanzia, per le visite, sono veramente sconcertanti: per la Classe di Priorità B (entro 10 giorni) il 48,8%, per la Classe D (30-60 giorni) il 64,4%, per la Classe P (entro 120 giorni) il 79,4% e solo per la Classe U (entro 48 ore) si supera di poco il livello ottimale del 90%. Per gli esami diagnostici i dati non sono pubblici, ma non siano molto diversi da quelli relativi alle visite.

Oltre all’evidente fallimento che i dati sopra riportati certificano, vi è un lampante problema di trasparenza: pubblicare dei dati palesemente artefatti con qualche algoritmo, come sono quelli delle prime disponibilità presenti sul sito istituzionale dell’ASP, senza pubblicare complessivamente i dati relativi a tutti gli erogatori, è assolutamente ingannevole per il cittadino e nasconde di fatto la realtà tutt’altro che risolta della criticità forse più rilevante della sanità siracusana.

E i Direttori Generali, Sanitari e Amministrativi sono sempre al loro posto se non sono incappati in vicende giudiziarie!

Per questo come SPI CGIL proponiamo un cambio di modello. Non soltanto bilanci e numeri.

Organizzazioni sindacali, terzo settore e istituzioni locali devono conoscere, discutere e valutare l’efficacia degli investimenti realizzati, affinché ogni euro speso possa essere collegato ad un risultato verificabile.

La provincia di Siracusa ha bisogno di una nuova stagione di partecipazione democratica, non per ostacolare le istituzioni, ma per aiutarle a raggiungere gli obiettivi che esse stesse dichiarano.

Perché i fondi del PNRR e del Programma Equità nella Salute non appartengono alle amministrazioni, appartengono alle comunità e le stesse hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate le risorse pubbliche che dovrebbero migliorare la loro vita.

La vera sfida dei prossimi anni quindi non sarà soltanto spendere, sarà dimostrare che quelle risorse hanno prodotto più diritti, più salute, più inclusione sociale e una migliore qualità della vita.

È su questo terreno che il sindacato, e in particolare lo SPI CGIL, intende esercitare il proprio ruolo di rappresentanza, proposta e controllo democratico.”

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