Aggiornato al 11/06/2026 - 10:41
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Marzamemi

Pachino, Tutti i problemi del porto Fossa, gli operatori lanciano l’allarme: “Intervento immediato”

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Nella notte una barca a vela francese è finita contro i massi all’imboccatura del porto, episodio che ha riportato al centro dell’attenzione le condizioni critiche in cui versa la struttura portuale di Marzamemi

Proprio stanotte, poco dopo le 3, una barca a vela battente bandiera francese è finita contro i massi nel tentativo di entrare dall’imboccatura del porto. La “Fossa” di Marzamemi è ridotta in condizioni allarmanti, la struttura portuale è giunta ai minimi storici soprattutto a seguito delle conseguenze del ciclone Harry, che non ha avuto pietà della costa siciliana lo scorso gennaio. Massi in acqua, una banchina del molo chiusa con conseguenze gravissime: l’impossibilità di varaggio e alaggio delle imbarcazioni, di accedere alla colonnina del carburante, unico approvvigionamento da Avola a Portopalo, e poi la questione pescatori. Quella riserva indiana rimasta nel borgo marinaro, che porta avanti un antico mestiere sulla via della sparizione: da gennaio è a braccia incrociate, aspettando la sorte.

Carlo Occhipinti, socio di Marina Marzamemi, facendosi portavoce delle attività che operano all’interno del porto, ha voluto lanciare l’allarme. «Continuando in questo modo – ha raccontato Occhipinti – qui rischia di saltare in aria tutto. Si blocca l’economia di una intera zona, perchè il porto Fossa con le sue 500 imbarcazioni porta con se un indotto importante nel settore turistico e non solo».

Alle problematiche ataviche del porto, ovvero il mai completato molo di levante, il canale delle acque bianche canalizzato direttamente dentro al porto, si sono aggiungi i segni di Harry. A partire proprio dal canale, la cui pavimentazione è crollata proprio all’altezza della banchina ed è stato assegnato un finanziamento di 700 mila euro dalla Regione per il ripristino, i cui lavori sono iniziati da qualche settimana. Ma a non fare dormire sonni tranquilli agli operatori, e ai diportisti, sono: le condizioni di navigazione delle acque – in diversi punti, principalmente all’imboccatura, sono crollati i massi che ostacolano i natanti creando problemi – e la chiusura dell’ultimo tratto del molo, utilizzato per varaggi, alaggi e in cui è installata la pompa di benzina.

La chiusura è dovuta a quanto emerso da una indagine subacquea sulle condizioni del molo, che ha portato alla luce una frattura che ne metterebbe a rischio la stabilità. «Non possiamo utilizzare più la gru per mettere in mare ne tirare fuori le imbarcazioni – ha proseguito Occhipinti – poichè quello in questione è il tratto in cui è possibile effettuare queste operazioni. Inoltre in quell’angolo è installata una pompa di carburante strategica per tutta la zona: si riforniscono natanti da diporto, da pesca, forze dell’ordine e, a volte, punto di vitale importanza per imbarcazioni provenienti dalla Turchia e dalla Grecia. Si tratta di un servizio pubblico di fondamentale importanza».

Gli operatori chiedono aiuto, per evitare che l’estate possa travolgere l’economia delle aziende. Una soluzione immediata ci sarebbe: da una indagine scientifica commissionata dagli operatori privati del porto (che verrà presentata nei prossimi giorni) le lesioni al molo non sarebbero così gravi da non consentire il passaggio a piedi e l’attracco delle imbarcazioni. «Concordo sul fatto – ha proseguito Occhipinti – che prudenzialmente i mezzi grossi non debbano salire sul molo, ma si potrebbe autorizzare almeno l’operatore per la pompa di benzina e l’attracco, per consentire ai mezzi di fare rifornimento ed ai pescatori di svolgere il loro lavoro».

E poi i massi, che mettono a repentaglio la sicurezza in mare. «Quanto accaduto stanotte – ha spiegato Carlo Occhipinti – è sintomatico del fatto che se non vengono presi immediati provvedimenti dalle autorità competenti, rischiamo di mandare all’aria una intera stagione. Già iniziamo a non godere di una buona reputazione, ma c’è ancora tempo per salvare il salvabile».

 

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