Aggiornato al 11/06/2026 - 10:12
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La denuncia

Aeroporto di Catania, scontro su privatizzazione: allarme di Cisal e Legea per 700 lavoratori

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I sindacati attaccano i vertici della SAC e chiedono garanzie scritte: «Si celebrano i numeri record e i milioni di passeggeri, ma sul futuro delle famiglie cala un silenzio inaccettabile»

I sindacati tornano a fare la voce grossa sul percorso di sdemanializzazione e vendita delle quote societarie che interessa l’Aeroporto di Catania.

Le sigle CISAL Catania e LEGEA hanno lanciato un appello urgente alla politica regionale e nazionale affinché il tema delle clausole di salvaguardia del personale diventi la priorità assoluta del dibattito istituzionale.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la gestione mediatica della società di gestione dello scalo etneo presenterebbe troppe zone d’ombra. Ogni qualvolta la governance finisce al centro delle critiche, i vertici aziendali occuperebbero gli spazi giornalistici per annunciare cantieri, investimenti e piani di sviluppo futuri. Tuttavia, le risposte concrete sulle tutele contrattuali post-cessione continuerebbero a mancare.

L’insoddisfazione delle sigle sindacali è maturata a valle dell’ultima seduta straordinaria del Consiglio comunale svoltasi a Palazzo degli Elefanti, interamente dedicata al monitoraggio delle quote azionarie della SAC.

I punti critici emersi durante il confronto in aula consiliare:

  • Governance asettica: il dibattito si è concentrato quasi interamente su quote societarie, pacchetti azionari e strategie industriali;

  • Lavoratori marginalizzati: i dipendenti operativi sono stati considerati dalle forze politiche come una semplice voce accessoria del piano finanziario;

  • Assenza di risposte: nonostante i dati record che proiettano lo scalo verso l’obiettivo dei 20 milioni di passeggeri, nessuno ha chiarito cosa accadrà ai contratti in essere dopo l’ingresso dei partner privati.

«Ancora una volta abbiamo assistito a un confronto nel quale si è discusso del futuro della struttura senza mettere al centro chi quella struttura la fa funzionare ogni giorno – hanno dichiarato in una nota congiunta Giovanni Lo Schiavo, Segretario Generale Cisal Catania, e Sandro Barbagallo, Segretario Provinciale Legea Catania –. I lavoratori sono il cuore pulsante dello scalo e meritano risposte scritte prima di qualsiasi decisione definitiva».

Per mettere al riparo l’intero bacino occupazionale dalle forti incertezze legate alle future dinamiche di mercato, CISAL e LEGEA indicano una soluzione tecnica ben precisa da attuare immediatamente.

La richiesta formale prevede la fusione societaria per incorporazione tra la casa madre SAC e la controllata SAC Service. Questo atto amministrativo rappresenterebbe, secondo i sindacati, l’unico strumento giuridico capace di blindare le tessere contrattuali del personale e di svuotare il campo da promesse verbali prive di valore legale. L’iter di fusione, specificano le sigle, deve necessariamente concludersi prima della firma della privatizzazione.

La nota si chiude chiamando in causa direttamente il presidente della Regione Siciliana e gli enti locali che detengono la proprietà delle quote pubbliche dell’Aeroporto di Catania.

Per le organizzazioni sindacali, il tempo delle ambiguità politiche è terminato e le istituzioni devono assumersi la responsabilità delle proprie scelte davanti al territorio.

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