Dalla pagina social ufficiale del movimento una presa di posizione durissima verso i due parlamentari: “Erano partiti per cambiare la politica, hanno finito per cambiare partito”
Il post pubblicato non risparmia parole dure, pur cercando di superare la retorica dei classici epiteti della saggistica politica. Nel mirino dei cinquestelle finisce la gestione del seggio parlamentare, conquistato grazie al simbolo e ai voti di lista del Movimento.
Il M5S Sicilia ha voluto tracciare un confine netto tra la libertà personale di cambiare posizionamento politico e il dovere istituzionale nei confronti della comunità dei militanti:
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Il cambio di casacca: viene contestata la scelta di transitare in un gruppo d’opposizione neonato pur di mantenere la poltrona;
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La richiesta del seggio: il Movimento esige la restituzione del mandato parlamentare per permettere l’ingresso dei primi dei non eletti;
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Il rispetto delle regole: si richiama lo statuto interno sottoscritto da tutti i candidati prima dell’inserimento nelle liste elettorali.
La rottura all’ARS rischia di ridisegnare i pesi specifici all’interno delle forze di opposizione al governo Schifani, frammentando ulteriormente il fronte progressista. I cinquestelle, tuttavia, rivendicano la propria identità originaria e lanciano un monito ai fuoriusciti, ricordando le battaglie storiche contro i cambi di schieramento a legislatura in corso.
«C’è chi li chiama trasformisti, chi cambiacasacca, chi voltagabbana, chi traditori. Noi preferiamo non fermarci alle etichette e guardare avanti – si legge nel post del M5S Sicilia –. Nella vita ognuno ha il diritto di cambiare idea, di non sentirsi più a proprio agio all’interno di una comunità e di non condividerne più valori e regole. Ma, per coerenza, chi decide di lasciare il progetto politico con cui è stato eletto dovrebbe dimettersi e lasciare il seggio a chi continua a credere e a rappresentare quel progetto. Erano partiti per cambiare la politica, hanno finito per cambiare partito».





