Trovati vessilli e oggetti che richiamano alla simbologia nazista e manuali di auto addestramento nell’ambito dell’inchiesta nazionale sui gruppi Nuovo ordine europeo e Fronte fascista italiano. Un palermitano tra i 17 indagati
Le perquisizioni disposte nell’ambito dell’inchiesta nazionale sulla propaganda suprematista e neonazista online hanno interessato anche la Sicilia. Il comando provinciale dei carabinieri di Palermo ha fornito supporto alle attività condotte dal Ros e dagli agenti della Digos, che hanno eseguito 17 decreti di perquisizione personale, locale e informatica in diverse città italiane.
Complessivamente sono 17 le persone coinvolte nell’inchiesta, tra cui 14 minorenni, accusate di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con l’aggravante della finalità di terrorismo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni degli indagati partecipavano al gruppo social “Chat del Nuovo Ordine Europeo”, altri al “Fronte Fascista Italiano”, spazi virtuali in cui comparivano contenuti ostili nei confronti di ebrei, persone omosessuali e persone di colore.
All’interno dei gruppi venivano pubblicati manifesti relativi alle stragi compiute da noti attentatori suprematisti, con l’esaltazione di figure come Adolf Hitler e Brenton Tarrant, responsabile nel 2019 dell’attacco contro due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, che causò decine di vittime. Le indagini hanno inoltre accertato la circolazione di indicazioni relative ad azioni violente e alla costruzione di ordigni.
Durante le perquisizioni condotte in diverse città, compresa Palermo, sono state sequestrate armi bianche, tra cui coltelli, oltre a vessilli e oggetti riconducibili alla simbologia nazista. Sono stati inoltre rinvenuti manuali di auto addestramento e materiale riconducibile a tecniche di realizzazione di azioni dirette. Ad alcuni indagati viene contestata anche la propaganda a favore del gruppo suprematista “The Base”, mentre le attività investigative hanno documentato la partecipazione a giochi online nei quali venivano simulate virtualmente uccisioni di persone appartenenti a minoranze etniche.











