La denuncia dell’associazione civica sui fondi perduti: “Nel 2021 avevamo gettato le basi per una soluzione strutturale, ma il Comune ha preferito puntare sui pozzi”
Non si placa la polemica attorno alla gestione della rete idrica e ai disservizi che attanagliano la città di Siracusa. Sulla vicenda è intervenuto con una nota l’ex assessore Carlo Gradenigo, Presidente del movimento Lealtà & Condivisione (L&C), denunciando l’ennesima occasione persa per intercettare i finanziamenti nazionali e regionali destinati al contrasto della siccità.
Al centro della contestazione vi è il mancato recupero della condotta e degli invasi dell’ex Cassa del Mezzogiorno, un’infrastruttura strategica con una capienza pari a quattro volte il volume degli attuali serbatoi dell’acquedotto cittadino.
Secondo la ricostruzione fornita da Gradenigo, la proposta presentata già nel 2021 avrebbe garantito a Siracusa un apporto idrico costante per caduta naturale, riducendo la dipendenza dalle pompe elettriche e limitando i devastanti colpi d’ariete causati dai continui blackout della rete elettrica.
Un’opera che sarebbe stata pienamente coerente sia con il Piano idrico regionale da 846 milioni di euro, sia con il bando ministeriale da un miliardo di euro:
«Eppure la soluzione da noi proposta era in linea con i piani di sviluppo e già inserita nel Piano d’Ambito, prerogativa essenziale per accedere ai fondi. Nel 2021 avevamo posto le solide basi per portare a compimento un’opera che avrebbe in gran parte risolto il problema di qualità e approvvigionamento dell’acqua a Siracusa. Nel bando del Ministero delle Infrastrutture il nostro progetto avrebbe valso ben 35 punti, il punteggio massimo tra i criteri di valutazione». — Carlo Gradenigo, Presidente di Leatà & Condivisione
Il movimento critica duramente la linea seguita dall’amministrazione cittadina, accusata di aver preferito la richiesta per un nuovo campo pozzi in controtendenza con le politiche europee e nazionali di contrasto all’emergenza climatica.
«Di fronte alla tragedia idrica alla quale è soggetta oggi la città di Siracusa, ignorare per anni ogni indicazione tecnica è inaccettabile. Bastava compiere tre passi scritti nero su bianco in un contratto firmato, che è stato letteralmente ignorato salvo poi giustificare tutto con l’emergenza energetica. Ora saranno i cittadini a pagare il prezzo di questi mancati investimenti».











