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Fondi idrici, Cannata su Aretusacque: “Più rispondono e più certificano il fallimento”

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Il deputato di Fratelli d’Italia replica al presidente del Consiglio di Sorveglianza Assenza sul bando da un miliardo: “Nomi e responsabilità devono essere chiari. I cittadini pagano i loro stipendi e hanno diritto alla verità”

Sulla complessa e rovente gestione del servizio idrico in provincia di Siracusa, l’onorevole Luca Cannata, esponente di Fratelli d’Italia alla Camera, lancia un duro affondo che scuote i vertici del settore.

“Dopo il presidente dell’ATI Francesco Italia, interviene anche il presidente del Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque. E il risultato non cambia. Anzi, peggiora. Perché entrambi confermano ciò che abbiamo denunciato: il territorio non possedeva i requisiti per partecipare a una delle più importanti opportunità di finanziamento disponibili per il settore idrico. E allora la domanda resta la stessa: di chi è la responsabilità? Se Aretusacque non poteva partecipare perché costituita successivamente, tesi che sarà anch’essa oggetto di verifica considerato che nel 2026 è stata aperta una nuova finestra per la presentazione delle candidature, e se oggi ci viene detto che mancavano i requisiti necessari, quale attività di programmazione, coordinamento e supporto è stata svolta negli ultimi anni dall’ATI e dagli organismi che governano il servizio idrico provinciale? Perché oggi non stiamo discutendo di una scelta politica. Stiamo discutendo del fatto che il territorio non era nelle condizioni di partecipare. Ed è esattamente questo il fallimento che denunciamo”.

Lo dichiara il parlamentare siracusano, che punta poi il dito contro la parzialità dei finanziamenti ottenuti sul territorio:

“Sorprende poi il tentativo del presidente del Consiglio di Sorveglianza Assenza di spostare il dibattito sul Comune di Avola. Il tema non è Avola. Il tema è l’intera provincia di Siracusa. Su 21 Comuni della provincia risultano finanziati appena due interventi. Questo è il dato politico e amministrativo che nessuno è riuscito a smentire. Ciò significa che gran parte del territorio siracusano, da Siracusa fino a Portopalo di Capo Passero, passando per i principali centri della provincia, è rimasto escluso da queste opportunità di finanziamento. Altro che modello efficiente e capacità progettuale: i numeri raccontano una realtà ben diversa. E proprio sul caso Avola sarà necessario fare piena chiarezza”.

Continua Cannata, entrando nel merito dei passaggi burocratici che vedono coinvolto il comune avolese:

“Da quanto emerge, infatti, il Comune di Avola ha trasmesso la documentazione richiesta. Peraltro il presidente Assenza dovrebbe sapere che nell’ambito di quella procedura non era il Comune il soggetto chiamato a presentare la candidatura, ma il sistema facente capo all’ATI. Appare quindi singolare tentare di scaricare sul Comune responsabilità che riguardano invece l’attività istruttoria e procedurale svolta nell’ambito del sistema idrico provinciale. Anche su questo gli atti chiariranno definitivamente ruoli e responsabilità. Per questo motivo chiederemo l’accesso agli atti non solo sul bando SFNIISSI ma anche sull’intera procedura relativa al bando FESR Sicilia 2021-2027, per verificare responsabilità, attività svolte, trasmissioni documentali, istruttorie e ogni fase del procedimento”.

Prosegue il deputato nazionale, evidenziando quelle che ritiene essere profonde criticità nella gestione politica del servizio:

“Le loro stesse dichiarazioni fanno emergere un dato ancora più preoccupante. Esistono evidenti ed enormi lacune nella programmazione, nel coordinamento e nel controllo del sistema idrico provinciale. Lacune che oggi vengono ammesse dagli stessi soggetti che hanno gestito e governato questo modello. Abbiamo denunciato un sistema di potere che ha imposto la propria gestione dell’acqua, escludendo interi territori dalle scelte e concentrando decisioni e governance nelle mani di pochi. Lo abbiamo detto quando contestavamo la composizione degli organismi di governance, lo abbiamo detto quando denunciavamo l’assenza di rappresentanza di intere comunità e lo ribadiamo oggi. La risposta dell’ATI e quella del Consiglio di Sorveglianza certificano il fallimento di quel modello. Perché oggi quelle stesse persone ci dicono che mancavano i requisiti, che non era possibile partecipare e che il territorio non era nelle condizioni di accedere a una delle più importanti opportunità di finanziamento disponibili. È la dimostrazione che quel sistema non ha funzionato”.

Spiega ancora l’esponente di Fratelli d’Italia, ponendo un forte interrogativo sugli organi di controllo e sul proprio ruolo istituzionale:

“Ed è proprio per questo che torna di attualità il tema che abbiamo posto sin dall’inizio: chi controlla i controllori? Perché se dopo un anno il Consiglio di Sorveglianza non è in grado di indicare quali risultati abbia prodotto, quali verifiche abbia effettuato, quali criticità abbia segnalato e quali iniziative abbia assunto per migliorare la capacità progettuale e l’accesso ai finanziamenti, allora è legittimo chiedersi quale sia stato il suo reale contributo alla tutela dell’interesse pubblico. Ancora più sorprendente è il tono utilizzato dal presidente del Consiglio di Sorveglianza, che invece di spiegare ai cittadini quale attività abbia concretamente svolto nell’ultimo anno, si permette di impartire lezioni sul ruolo di un deputato della Repubblica. Sul mio ruolo non ho bisogno di indicazioni. Lo conosco bene e lo esercito ogni giorno. Il compito di un parlamentare è controllare, verificare, chiedere conto dell’utilizzo delle risorse pubbliche, vigilare sull’operato degli enti e di chi ricopre incarichi pagati con i soldi dei cittadini. Ed è esattamente ciò che sto facendo. Forse il problema è proprio questo”.

Aggiunge Cannata, ribadendo il diritto alla trasparenza per la cittadinanza:

“Dopo anni in cui nessuno poneva domande, oggi c’è qualcuno che pretende risposte. Io non sono componente del Consiglio di Sorveglianza. È Assenza, assieme agli altri componenti, ad essere pagato dai cittadini per svolgere quella funzione. E allora i cittadini hanno diritto di sapere cosa abbiano fatto in questo anno. Quali atti hanno prodotto. Quali controlli hanno effettuato. Quali criticità hanno segnalato. Quali risultati hanno ottenuto. Se il bilancio è quello che emerge dalle stesse dichiarazioni dei vertici del sistema idrico provinciale, allora è legittimo interrogarsi anche sull’adeguatezza di chi è chiamato a vigilare e controllare e sulla permanenza negli incarichi di chi avrebbe dovuto garantire risultati diversi”.

Sottolinea l’onorevole, evidenziando le ricadute economiche che questa situazione potrebbe avere sulle bollette degli utenti:

“Quando si parla di acqua non si discutono equilibri politici ma investimenti, infrastrutture e servizi essenziali. Ogni occasione mancata significa meno risorse per le reti idriche, meno investimenti per ridurre le perdite, meno opere per i Comuni e maggiori difficoltà nel contenere i costi del servizio. Costi che inevitabilmente finiscono per incidere sulle tariffe pagate da famiglie e imprese. Il problema non è chi oggi chiede conto e ragione. Il problema è chi, dopo aver concentrato nelle proprie mani la gestione dell’acqua, oggi ammette che il territorio non aveva nemmeno i requisiti per partecipare a un bando da un miliardo di euro. Questa è la vera certificazione del fallimento del loro modello. Per questo non ci accontentiamo di una risposta burocratica”.

Conclude infine Luca Cannata, preannunciando battaglia nelle sedi opportune:

“Farò accesso agli atti ed eserciterò tutte le prerogative parlamentari a mia disposizione affinché i cittadini sappiano chi ha deciso, chi ha programmato, chi ha controllato, chi avrebbe dovuto vigilare e quali responsabilità politiche, amministrative e gestionali abbiano prodotto questi risultati. Perché dietro le sigle e gli organismi societari ci sono persone, scelte e riferimenti politici ben precisi. Ed è giusto che i cittadini conoscano nomi, responsabilità e risultati di chi in questi anni ha governato il sistema idrico provinciale. I cittadini meritano verità, trasparenza e responsabilità. E io continuerò a fare il mio dovere fino in fondo”.

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