Il segretario Roberto Alosi critica le misure nazionali: “In Sicilia servono fino a 120mila alloggi, ma si favoriscono le logiche di mercato e si rischia di accelerare gli sfratti”
Il SUNIA CGIL Sicilia esprime forte preoccupazione per le misure nazionali, accusate di non intercettare minimamente i bisogni reali dell’Isola e di rischiare, al contrario, di accentuare le disuguaglianze territoriali.
A lanciare l’allarme è Roberto Alosi, Segretario Generale del SUNIA Cgil Sicilia, che sottolinea come nell’Isola l’emergenza abitativa non possa in alcun modo essere separata dalla precaria condizione economica e produttiva del territorio.
Le cifre snocciolate dal sindacato delineano un quadro allarmante per la Sicilia:
-
Lavoro povero: Oltre il 33% degli occupati siciliani guadagna meno di 10.000 euro lordi l’anno. I redditi sono significativamente inferiori alla media nazionale e il lavoro è sempre più precario e discontinuo. In queste condizioni, l’acquisto o l’affitto di una casa diventa un traguardo irraggiungibile per una quota crescente di famiglie.
-
Fabbisogno abitativo: Si stima una necessità reale compresa tra le 80.000 e le 120.000 unità di alloggi popolari e sociali, a fronte di un patrimonio pubblico esistente che risulta ampio ma, purtroppo, in gran parte degradato o inutilizzato.
“È da qui che dovrebbe partire un vero piano – dichiara Alosi –: recuperare, riqualificare e assegnare gli alloggi esistenti. Il Piano del Governo, invece, appare sbilanciato verso logiche di mercato e verso le aree più forti del Paese. Il rischio concreto è che una parte rilevante delle risorse finisca per sostenere operazioni immobiliari e rendite, anche attraverso l’ingresso di grandi fondi finanziari, piuttosto che rafforzare l’edilizia pubblica destinata alle fasce più deboli”.
Secondo il SUNIA CGIL, l’impostazione governativa penalizza ulteriormente il Mezzogiorno. In Sicilia, lo svantaggio abitativo legato all’insularità è aggravato da fattori strutturali cronici: bassi salari, debolezza del sistema produttivo e lo spopolamento delle aree interne. Ignorare queste specificità, secondo il sindacato, significa rendere inefficace qualsiasi tipo di intervento.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda l’annuncio di misure volte ad accelerare gli sfratti. “In Sicilia il 60-70% degli sfratti è legato a morosità incolpevole – avverte il segretario generale –. Accelerare le procedure significa colpire migliaia di famiglie senza affrontare le cause reali del problema, ovvero il lavoro povero, la precarietà e l’assenza di sostegni adeguati”.
Per il SUNIA CGIL Sicilia è indispensabile e urgente un radicale cambio di rotta. Il sindacato chiede una politica nazionale sull’abitare che tenga insieme tre pilastri fondamentali: casa, lavoro e coesione territoriale.
Tutto questo deve tradursi in risorse vincolate al Mezzogiorno e in interventi straordinari per compensare lo svantaggio dell’insularità. “Senza queste scelte – conclude la nota – il Piano Casa rischia di diventare un’ennesima occasione mancata, incapace di rispondere ai bisogni delle persone e di fermare l’aumento delle disuguaglianze”.






