Sequestro da 100 milioni ai Paratore, il carpentiere che divenne il re dei rifiuti in Sicilia

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[/vc_column_text][vc_column_text]Maxi sequestro della Dia ai Paratore. Sotto sequestro 14 società e 7 immobili.

La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania sulla base della proposta di applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Catania e dal Direttore della Dia, nei confronti di soggetti ritenuti “riconducibili” al clan Santapaola-Ercolano. Il valore stimato dei beni sequestrato è di 100 milioni di euro.

I particolari sono stati resi noti durante una conferenza stampa che si terrà nella sede della Dia di Catania, alle 11, con il vicedirettore operativo, generale Nicola Altiero, e il capo centro Carmine Mosca.

Un’indagine dettagliata su quarant’anni di attività per spiegare un rapporto definito dai vertici della Dia “sinallagmatico” tra Maurizio Zuccaro, boss del clan Santapaola, e i Paratore, Nino (il padre) e C. (il figlio), originari messinesi, da decenni attivi nel Catanese e nel Siracusano soprattutto nel campo dei rifiuti con la mega discarica Cisma a Melilli.

I Paratore già condannati nell’operazione Piramidi, stamattina si sono visti sequestrare  beni per 100 milioni di euro su provvedimento della sezione misure di prevenzione del tribunale.

L’inchiesta della Dia ha preso in esame la posizione economica, finanziaria e patrimoniale degli imprenditori che negli anni sono riusciti a creare una vera e propria galassia di imprese, diversificando le attività della famiglia con società attive nei servizi di pulizia degli ospedali, nel settore immobiliare e nella gestione del lido Le Piramidi, noto stabilimento balneare alla Plaia. La vicinanza tra Paratore e Maurizio Zuccaro emerge con certezza anche per la loro presenza in occasione del battesimo della figlia del boss e in occasione del matrimonio di un congiunto. È proprio questa vicinanza a essere ritenuta l’origine dell’impressionante escalation imprenditoriale di padre e figlio. Da umile carpentiere Nino Paratore è divenuto uno tra i più facoltosi imprenditori siciliani.

“Ci siamo trovati di fronte a una ‘best practice’ di un imprenditore colluso mafioso che per convenienza decise di passare dall’altro lato della barricata – ha spiegato il generale Nicola Altiero, vicedirettore della Dia – per avere i vantaggi derivanti dal qualificarsi nell’ambiente di riferimento come mafioso sfruttando l’intimidazione”.

L’ascesa imprenditoriale ha avuto una formidabile impennata intorno alla fine degli anni Novanta, gli investimenti compiuti in quegli anni risultano caratterizzati da massicce immissioni di capitali non giustificate dalla capacità economico-finanziaria che a quel tempo gli imprenditori possedevano. Nel 2012, l’inchiesta “Piramidi” aveva dimostrato il ruolo dell’imprenditore quale braccio economico del boss.

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