Siracusa nella top 5 dei costi
La Sicilia continua a pagare un conto più salato rispetto alla media del Paese. Gli ultimi dati diffusi dall’Istat illustrano un quadro nazionale in leggero raffreddamento, con il tasso d’inflazione che scende al +2,9% dal +3,0% di giugno. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona passa da +1,3% a +1,0%, come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, da +3,9% a +3,4%.
Tuttavia, le statistiche confermano al contempo che il Sud e l’Isola restano le aree a maggiore tensione inflazionistica. Il dato peggiore rispetto a quello siciliano lo ha la Calabria, dove l’inflazione è la più alta d’Italia, pari a +4% a Reggio Calabria, in 16ª posizione in termini di spesa aggiuntiva con +820 euro.
Nell’analisi territoriale dell’Istituto Nazionale di Statistica emerge chiaramente come la Sicilia figuri nel gruppo delle regioni in cui la crescita tendenziale dei prezzi è superiore al dato medio italiano. A fare da traino a questo trend sono principalmente i rincari del comparto energetico regolamentato e la dinamica dei servizi legati alla stagione turistica.
“A luglio 2026 l’inflazione scende al +2,9% (dal +3,0% di giugno), per effetto soprattutto della dinamica dei prezzi degli Alimentari non lavorati e degli Energetici non regolamentati”, commenta l’Istat. Di contro, un sostegno all’inflazione è esercitato dai prezzi degli energetici regolamentati e di alcune tipologie di servizi. Si evidenzia che i prezzi dei beni che compongono il “carrello della spesa” rallentano su base annua portandosi al +1,0%. L’inflazione di fondo rimane, invece, stabile a +1,6%. Quella acquisita a luglio, per il 2026, sale a +2,7% e scende al +2,9%, dal +3,0% di giugno.
A livello urbano, il picco dell’Isola si registra alle falde dell’Etna. Nella graduatoria Istat riservata ai grandi comuni con oltre 150mila abitanti, Catania conquista infatti un amaro secondo posto a livello nazionale. Con un’inflazione del +3,4% su base annua, la città si colloca sul podio dei rincari in Italia, ex aequo con Napoli. Viene superata soltanto da Reggio Calabria con +4,0%.
Il dato pesa direttamente sulle tasche di famiglie e residenti, soffocati dai rincari dei servizi e dell’energia. Negli ultimi anni Catania ha sperimentato una delle dinamiche inflazionistiche più severe tra le principali città italiane, trasformandosi da centro dal costo della vita contenuto a vera e propria maglia nera per i rincari nel Mezzogiorno. Pesano infatti i rincari del comparto alimentare, non solo i beni energetici. Un’accelerazione che ha colpito in modo sproporzionato il potere d’acquisto dei residenti, esponendo la fragilità di un tessuto economico in cui salari mediamente più bassi si trovano oggi a dover sostenere livelli dei prezzi al consumo quasi assimilabili a quelli del Nord Italia.
A integrare il quadro dell’impatto economico reale sui bilanci familiari è la rielaborazione dei dati effettuata dall’Unione Nazionale Consumatori (Unc), che ha redatto la classifica delle città più care in termini di spesa aggiuntiva annuale per famiglia tipo. Se a livello nazionale la medaglia d’oro dei rincari va a Ferrara, con un aggravio di 1.042 euro a famiglia, seguita da Mantova e Como, la Sicilia entra direttamente nelle primissime posizioni. Siracusa si attesta infatti al quinto posto assoluto in Italia: a fronte di una tra le inflazioni più elevate del Paese (+3,9%), il capoluogo aretuseo impone un sovrapprezzo annuale di ben 901 euro a famiglia.
Sullo sfondo della classifica pesano in modo significativo anche le speculazioni e gli aumenti di prezzo legati alle vacanze e alle strutture ricettive, comparto che in molte località turistiche ha registrato impennate a due cifre. A Siracusa nel resto d’Italia seguono Verona (+3,2%, +899 euro), Pistoia (+3,1%, +872 euro), all’ottavo posto Pavia (+2,9%, +869 euro), poi Udine (+3,1%, +868 euro). Chiude la top ten Bolzano, insolitamente ultima (+2,8% e +851 euro).
Trapani tra le città più parsimoniose
Se lo scenario sull’inflazione appare piuttosto critico, tuttavia l’Isola offre un panorama a macchia di leopardo con alcune sacche di contenimento dei prezzi. Sempre secondo l’analisi dell’Unc sulle città più virtuose d’Italia, Trapani riesce a posizionarsi al quarto posto tra i comuni più risparmiosi.
Grazie a un’inflazione contenuta al +2,3%, il capoluogo trapanese limita l’aggravio medio annuo a 531 euro per nucleo familiare, offrendo una boccata d’ossigeno in un panorama regionale per il resto fortemente penalizzato dai rincari. La classifica delle città è guidata da Brindisi, la più risparmiosa, Benevento e Lucca con l’inflazione più bassa del Paese.











