Aggiornato al 20/11/2025 - 12:33
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Denominazione Comunale

Siracusa e il “marchio fantasma”: storia della De.Co, l’occasione mancata per le nostre eccellenze

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Era il 2015 quando la città si dotava di uno strumento per tutelare il meglio del suo territorio. Otto anni dopo, registro e logo sono ufficialmente entrati nel dimenticatoio cittadino. Bandiera: “Rilancio possibile”

Doveva essere il passaporto dell’identità aretusea, il sigillo di garanzia per dire al mondo: “Questo è fatto a Siracusa, come tradizione comanda”. Invece, a distanza di anni dalla sua istituzione, la De.Co (Denominazione Comunale) rischia di passare alla storia come l’ennesima incompiuta, un sogno di marketing territoriale rimasto incagliato nelle secche della burocrazia o, peggio, dell’indifferenza.

Era il 6 febbraio 2015 quando il Consiglio Comunale approvava, con la delibera n. 21, il “Regolamento per la tutela e la valorizzazione delle attività Agro-Alimentari e Artigianali Tradizionali Locali”. L’obiettivo era ambizioso e chiarissimo: sfruttare il principio di sussidiarietà per creare occasioni di marketing territoriale, riconoscendo ai prodotti locali il potere di raccontare la nostra storia.

Una “Nazionale” di esperti rimasta in panchina

Le premesse per un successo c’erano tutte, a partire dalla qualità delle risorse umane coinvolte. Il Regolamento prevedeva una Commissione di alto profilo, guidata dal dirigente comunale alle Attività Produttive, ma impreziosita da figure che della siracusanità sono custodi.

Al tavolo, pronti a vagliare le richieste, sedevano nomi del calibro di Carmelo Maiorca di Slow Food Sicilia (esperto agro-alimentare ), Paolino Uccello, guida e memoria storica delle nostre tradizioni, Vittorio Cardaci per il settore enogastronomico e Giuseppe Li Rosi per l’agroalimentare. Un “dream team” tecnico che avrebbe dovuto garantire rigore e prestigio al marchio.

Maiorca: “pochissime riunioni e zero risultati, ma resta comunque un’opportunità potenziale per il territorio”

Carmelo Maiorca, da decenni riferimento di Slow Food in provincia di Siracusa, raggiunto al telefono, ha ricordato il periodo della commissione De.Co. “Seppur con un po’ di diffidenza, accettai l’incarico ma ricordo una scarsissima attività, poche riunioni e zero risultati concreti. Sul marchio De.Co bisogna però fare chiarezza – precisa – perché le De.Co esistono in Italia e riguardano tipicità del territorio e non prodotti, a differenza dei P.A.T.”

I P.A.T. sono i Prodotti Alimentari Tradizionali, un elenco che negli ultimi tempi si è allargato a dismisura, “forse anche troppo” commenta Maiorca. “Molti P.A.T. sono anche presidi Slow Food – continua – quelli cioè istituiti per salvaguardarne l’esistenza, in linea con l’obiettivo di Slow Food che è la difesa delle biodiversità.

Il marchio De.Co può essere utile se lo affianchi ad un disciplinare e non lo si identifica con prodotti specifici, per i quali esistono già marchi di tutela – basti pensare al Femminello o al Moscato – ma per esempio può riguardare alcune ricette tipiche come la “matalotta“, la “bobbia” e lo “zuccaro“, classici esempi di siracusanità” ha concluso Maiorca.

I prodotti orfani di tutela

Cosa abbiamo perso in questi anni di silenzio? Molto. La De.Co avrebbe dovuto proteggere e rilanciare gioielli dell’artigianato come i pupi della storica compagnia Vaccaro-Mauceri, veri ambasciatori della cultura locale che tra i primi fecero richiesta per l’utilizzo del marchio. Sul fronte del gusto, il marchio avrebbe dovuto campeggiare sulle ‘mpanate siracusane, senza dimenticare le già citate “matalotta”,”bobbia” e finanche lo “zuccaro” tipico di Santa Lucia. Ricette più che prodotti che rientrano perfettamente nella definizione di “bene culturale popolare tipico” che il regolamento intendeva conservare, ma che oggi restano privi di quel logo comunale che ne avrebbe certificato il legame indissolubile con il territorio.

Il paradosso: un registro fantasma

Il regolamento parla chiaro: è istituito un registro pubblico e un albo delle manifestazioni. Eppure, basta provare a cercare la De.Co di Siracusa sui portali nazionali che mappano le denominazioni comunali italiane: non esiste. Nessuna risonanza mediatica, nessuna campagna promozionale, nessun logo “De.Co” affisso con orgoglio nelle vetrine dei nostri artigiani.

Dalla politica l’impegno di Cosimo Burti: “Occasione mancata per la città di Siracusa”

Se volessimo trovare i “genitori” del marchio De.Co, non potremmo che indicare come “mamma” l’assessore alle Attività Produttive del tempo Teresa Gasbarro e come papà il consigliere Cosimo Burti. Allora esponente del Megafono – ma oggi aderente a Forza Italia – Burti ha creduto sin da subito fortemente a questo strumento, ma evidentemente non era in buona compagnia.
Il marchio De.Co è stata un’occasione mancata per la città di Siracusa – dice – perché lo strumento, adottato anche nella vicina Ragusa, funziona se si investe nella promozione. Trattandosi di <<marchio ad ombrello>> – spiega ancora Burti riuscirebbe ad avere un’ampia copertura attraverso un investimento ridotto. La promozione del marchio De.Co sarebbe andata a beneficio di tante realtà locali, dispiace però che un’idea non rimasta solo tale, visto che è stato approvato un regolamento, costituita una commissione e varato anche un disciplinare, si sia arenata nella parte legata alla promozione e al lancio sul mercato a carico dell’amministrazione, ad esempio partecipando ad eventi fieristici proprio con questo marchio ad ombrello.

Le prospettive future: da Edy Bandiera un impegno: “Possibile un aggiornamento e un rilancio del marchio De.Co Siracusa”

Edy Bandiera, attuale vicesindaco con delega tra l’altro proprio alle Attività Produttive, conosce bene la vicenda e apre a spiragli di ottimismo: “Un rilancio non solo è possibile, ma è anche nei programmi – ci riferisce – l’idea è quella di convocare le associazioni di categoria più rappresentative del settore, come Confagricolura, Coldiretti, Cia ed eventualmente altre sigle presenti nel territorio, per ragionare insieme attorno al rilancio di questo marchio.”

Se sarà la volta buona, a questo punto, lo diranno come sempre i fatti.

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