Inusuale concomitanza il 7 giugno: l’inaugurazione civile e la storica processione religiosa fissate sostanzialmente alla stessa ora. Mugugni dalla Chiesa, ma il Comune “ripara” con la doppia replica
C’era una volta il conflitto tra Papato e Impero per le investiture. Oggi, a Siracusa, la storia si ripete in chiave decisamente più pop, trasformandosi in una disfida medieval-metropolitana tra il potere spirituale della Chiesa aretusea e il potere temporale delle grandi inaugurazioni comunali.
Il casus belli? La doppia convocazione per domenica 7 giugno, giorno in cui l’amministrazione comunale ha programmato il taglio del nastro per il “nuovo” Sbarcadero Santa Lucia, fresco di riqualificazione. Peccato che l’orario del grande show civile coincida con la solenne processione del Corpus Domini, l’appuntamento più sacro dell’anno per la comunità cattolica.
A sollevare lo scudo della fede contro le ruspe (e le luci della ribalta) della mondanità ci ha pensato una delle personalità più influenti del clero locale: don Aurelio Russo, rettore del Santuario della Madonna delle Lacrime. Come riportato dalle colonne del quotidiano La Sicilia, il sacerdote non ha nascosto il proprio sconcerto per un paradosso che rischia di spaccare in due la cittadinanza:
«Da cristiano mi auguro che si sia trattato di una svista, anche se mi sembra molto strano. Chi è cristiano sa che la processione del Corpus Domini è la più importante dell’anno. Seguire Gesù vale più di ogni altra cosa. Mi dispiace che questa concomitanza escluda i cristiani da un evento che dovrebbe essere di tutti».
Don Aurelio ha persino sfoderato le Sacre Scritture per ricordare le radici storiche del luogo: secondo gli Atti degli Apostoli, infatti, la nave che portò San Paolo a Siracusa per tre giorni sarebbe approdata proprio nello specchio d’acqua dello Sbarcadero. Organizzare una festa laica ignorando questa tradizione è sembrato alla Curia un vero sacrilegio logistico.
Dall’altro lato della barricata, Palazzo Vermexio non ha voluto interpretare la parte del tiranno sordo alle preghiere. Consapevole che costringere i siracusani a scegliere tra l’ostensorio e i fuochi d’artificio avrebbe potuto scatenare una sorta di effetto “Peppone vs Don Camillo”, il sindaco Francesco Italia ha calato l’asso diplomatico durante la conferenza stampa di presentazione.
Nessun rinvio drastico, ma una soluzione ecumenica e decisamente teatrale. L’inaugurazione dello Sbarcadero – che promette di essere un evento memorabile – non si spegnerà dopo il primo colpo di forbice. Per andare incontro a chi sarà impegnato a seguire i canti e le preghiere lungo le vie del centro, lo spettacolo principale prevede una seconda replica ufficiale alle ore 21:30.
Grazie al “turno di notte” concesso agli spettatori, il Comune tenta così di riparare il mezzo incidente diplomatico sollevato da don Aurelio. I fedeli potranno assolvere ai propri doveri spirituali, accompagnare il Santissimo Sacramento in processione e, subito dopo la benedizione finale, svestire i panni dei penitenti per correre allo Sbarcadero a godersi le coreografie e la nuova illuminazione, grazie al nuovo “vate” Peparini.
Resta da capire se l’astuto compromesso della doppia replica basterà a placare del tutto i puristi della tradizione o se la contesa tra l’incenso della Chiesa e i decibel del Comune lascerà qualche strascico anche dopo il 7 giugno. Di certo, per una sera, Siracusa avrà due fari a illuminare la notte: la fede millenaria e il nuovo waterfront restituito alla città.







